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lunedì 12 maggio 2008

Eden

Il giardino dell'Eden esiste ancora, ed è in India. E' aperto a tutti, buoni e cattivi, santi e peccatori, cristiani, induisti e buddisti... bastano 20 minuti di autorisciò. Una volta entrati, si raccomanda di tenere gli occhi aperti, il naso all'erta, la bocca pronta... perché l'esperienza coinvolge tutti i sensi. Ci sono fiori colorati, spezie da annusare, frutti da assaggiare.

Adamo

Eva

Non abbiamo fumato né avuto allucinazioni da curry, sto parlando degli Spice Garden che abbondano nella zona della riserva delle tigri di Peryar, tra colline ricoperte di piante di tè. Questi giardini paradisiaci sono piccole giungle da cortile, in ognuno una grandissima varietà e concentrazione di piante: cardamomo, frutto della passione, peperoncini, pepe, vaniglia, eliconie, banani e tanti altri che non ricordo più.


fiore del banano

... tanto per capire le proporzioni...


eliconie

vaniglia

peperoncino viola

pepe

jackfruit

frutto della passione

la nostra guida

Nel nostro piccolo abbiamo cercato di conservare vivo il ricordo di quel carnevale dei sensi. Di portarne un po' a casa. Non sto parlando delle piantine di rosmarino e basilico sulla ringhiera che lottano a fatica contro i meno piacevoli odori cittadini. Ma di uno scrigno delle meraviglie, un intero cassetto pieno zeppo di tutte le spezie che ci sono piaciute di più. Il miglior souvenir possibile dell'India. Per ritrovarla assaporando un pollo tandori, un riso alle foglie di cannella o, semplicemente, un tè allo zenzero.

Ma non è neanche necessario cucinare per risvegliare i nostri ricordi. Nei casi più urgenti di nostalgia, basta aprire il cassetto, e i polmoni, ed ecco che una boccata d'India ci riporta in un lampo, dall'altra parte del mondo.


Purtroppo Blogspot ancora non fornisce l'Odorama. Bisogna accontentarsi delle foto.


domenica 2 marzo 2008

The Bacwaters strike again


Ci ho preso gusto... e 4 giga di foto sono tante!
Così, ecco altre foto delle Backwaters del Kerala. Queste sono prese dal traghetto comunale, in pratica l'autobus della città sull'acqua. Buon viaggio!


la fermata del traghetto nell'ora di punta

qualcuno scende, noi continuiamo...

lavori in corso

2 abitanti della laguna...
(cheeeeese!)

... altri 2

chiesetta

remake indiano del film di Hitchcock

Palo della luce... surreale

"bye!"

The Backwaters vs Fuckin' February

Ci siamo di nuovo, febbraio ha colpito ancora. Più duramente, in quest'anno bisestile. Siamo entrati in marzo ma io non mi sono ancora ripresa. Febbraio è per me il periodo di massima stanchezza, il più lontano, almeno psicologicamente, dalle vacanze estive, quelle passate e quelle future: la carica dell'estate scorsa si è esaurita, il peso dell'inverno si fa sentire, agosto è ancora un lontano miraggio, la città mi è entrata nelle ossa e mi si è impressa nelle retine, la natura non mi ricordo più cosa sia.
Se avessi i soldi, questo sarebbe il momento giusto per una bella vacanza esotica, al caldo, a ricaricare le batterie con un po' di energia solare. Ma non è il mio caso. Così mi ammalo. Scarico del tutto le mie pile accasciata sul divano e mi preparo per l'arrivo della primavera, quando qualche spicchio di sole mi risolleverà. Nel frattempo, mi consolo con le foto dei posti più lontani, caldi e selvaggi dove sono stata nelle passate vacanze. Il corpo non se li ricorda più, ma per fortuna ci sono 4 giga di foto ad aiutare la memoria.

Ecco allora un (bel) po' di foto delle Backwaters indiane, le città più immerse nella natura che io ricordi di aver visto: una cinquantina d'anni fa, le case sono state costruite su passerelle artificiali di pietre in mezzo alle lagune del Kerala. Un espediente, così abbiamo capito, per coltivare da vicino le risaie della zona e per non pagare le tasse della terraferma. Comunque sia, il risultato è affascinante. Ed è proprio quello di cui avevo bisogno in questo momento. Aaaah!

Tipica casa sull'acqua

Tipico bagno di una tipica casa sull'acqua
(precisamente di un bar dove abbiamo preso l'immancabile tè)

Francesco tenta di tenere il passo con l'energico vecchietto

Cartellone pubblicitario nella città sull'acqua

Ragazza con divisa scolastica aspetta il passaggio per tornare a casa

Vita quotidiana sull'acqua

Bambini tornano da scuola

Donne fanno il bucato


venerdì 15 febbraio 2008

Bollywood: vedere per credere


Chi non ha mai visto un film Made in Bollywood dovrebbe provare almeno una volta nella vita.
E' un'esperienza indimenticabile.
Non è necessaria la conoscenza dell'hindi o del tamil. In questi film c'è così tanto di tutto che i dialoghi sono un surplus. Così tanto di tutto che la durata media di un film indiano è sulle 3 ore. Lo slogan della RAI "di tutto, di più" deve essere stato in realtà rubato a Bollywod. Consiglio quindi scorte abbondanti di popcorn. L'ideale per un'esperienza culturalmente completa sarebbero i popcorn masala, cioè superspeziati, che vendono nei cinema indiani. Accompagnati, questo è fondamentale per la vostra sopravvivenza, da litri e litri di bevande.

Come tutte le arti del subcontinente, dall'architettura alla pittura allla moda, il cinema indiano è all'insegna di accumulazione, ricchezza e ridondanza, secondo la regola aurea del Much More is Much More. Ma il film medio commerciale va mooolto oltre quello che la nostra limitata immaginazione occidentale suggerirebbe. In ognuno di questi film, qualunque sia l'argomento o il genere, non possono mancare inseguimenti, pezzi musicali con i protagonisti che cantano e ballano, scene romantiche, acrobatiche, comiche slapstick e, se possibile, inserti cartoon.
La ridondanza è evidente anche all'interno di ognuna di queste singole sequenze: se la protagonista scende dall'auto con i capelli al vento, la vedremo inquadrata da otto angolazioni diverse, dall'alto-dal basso-in primo piano-di profilo-in campo lungo-in dettaglio come da noi sarebbe tollerabile solo in un videoclip o una pubblictà. Poi la bella di turno fa due passi verso il belloccio che l'aspetta dall'altro lato della strada e partono una dozzina di inquadrature analoghe su di lui. E poi si torna da lei e così passano cinque minuti in cui non succede niente ma riesci ad imparare a memoria la canzone di sottofondo (in tamil stretto) che a volume altissimo ha accompagnato tutta questo inutile siparietto. In pratica in sala montaggio non buttano via niente!

Ma il modo migliore per apprezzare la differenza di canoni estetici tra il nostro e il loro cinema è vedere il remake bollywoodiano di un film hollywoodiano.
Francesco ed io abbiamo avuto il piacere di assistere ala versione indiana di 3 scapoli e un bebè (già remake del francese 3 uomini e una culla).
Si lo so, avremmo potuto scegliere qualcosa di meglio ma gli indiano sono così amanti del cinema che in ben due multiplex tutte le sale erano già piene e prenotate da giorni (!) anche allo spettacolo delle 10 di mattina!!

Del film, ricordo con piacere misto a orrore la gag del pannolino: un pannolino sporco sfuggito di mano a uno dei ragazzi volava al ralenty verso gli altri due che impietriti dal panico del momento non riuscivano a scansarsi... fino all'inevitabile conclusione. Quello che in un nostro film sarebbe durato una decina di secondi qui era dilatato per 3 minuti interi, con innumerevoli primi piani dei due uomini terrorizzati e quel volo al ralenty del pannolino sporco così lungo, insistito, quasi lirico, da far ripensare a 2001 odissea nello spazio (e dopo questo commento Kubrik si rivolta nella tomba.. al ralenty).
Per non parlare del fatto che si vedeva benissimo la cacca sul pannolino e poi sulla faccia del poveretto. Trashissimo!!

Poi i tre, a causa degli impegni da padri, vengono lasciati dalle loro donne e ammiratrici (ognuno ne ha una decina, ma niente paura: sono tutte promiscue occidentali, quelle puttane!). Il tutto avviene contemporaneamente e in un crescendo di gag degne di Benny Hill i tre si trovano a scappare per la città inseguiti da una trentina di ragazze sexy in bikini. Quindi confluiscono nel parco cittadino, dove iniziainvece una coreografia musical.

Non è finita qui. Alla classica scena in cui la bebè si ammala per colpa dei tre neopapà irresponsabili, segue un montaggio alternato dei tre che riscoprono le rispettive fedi: uno va a pregare in chiesa, l'altro alla moschea, il terzo resta a casa con l'espressione triste ma si suppone sia induista. Poi, pentiti e redenti, si riuniscono in ginocchio attorno alla culla della bimba malata e dalla finestra arriva un raggio di luce tipo spirito santo che fa sembrare la scena l'adorazione dei magi. E - miracolo! - la pupa guarisce.

Poi, non ricordo proprio perché, uno dei tre, il pilota, si innamora della figlia di uno sceicco e passa un tempo che a me è sembrato inerminabile a corteggiarla in questo principesco palazzo arabo dove cantano e ballano.

E vissero felici e contenti.

So che sembra incredibile, ma è tutto vero!!!

Immagino che, con queste aspettative, lo spettatore indiano medio, messo davanti a una commedia all'italiana o a un film processuale, si tagli le vene.

Tre cose però ho veramente apprezzato, ok quattro con i popcorn masala: 1) il pubblico partecipa attivamente commentando ad alta voce, applaudendo, cantando 2) tutti gli attori sanno cantare e ballare discretamente, 3) all'inizio del secondo tempo i suddetti attori ballano e cantano come in un videoclip per un'intera canzone dando così a tutti gli spettatori il tempo di tornare dalla toilette. Geniale!