martedì 10 marzo 2009

Un piccolo passo per l'umanità, un grande passo per i Pozzatos.


Procede a passi lenti ma decisi l'evoluzione del Pozzato's Castle. Dal blob primordiale, la massa informe di scatoloni e assi di legno, cominciano a distinguersi creature più evolute. Un pensile, un armadio, una tenda... insieme a vestiti che non trovavo da mesi e borse che avevo dimenticato di avere.


Ecco l'ultima nata: la libreria. Ci è costata diversi weekend di spennellate, ma ne è valsa la pena.


sabato 7 marzo 2009

Born to be wild


E' stata una selvaggia Luna di Miele On the Road. Ci siamo immersi nel mitico West americano, siamo scesi nel profondo del Grand Canyon, abbiamo scalato le vette della Sierra Nevada, attraversato da parte a parte la Valle della Morte, sfiorato l'area 51, percorso 24 km a piedi in un giorno e 1700 metri di dislivello in un altro. Abbiamo dormito in tenda nei boschi di sequoie, nei deserti dell'Arizona, sulle rive del Colorado, lavandoci nei fiumi, arrostendo marshmallow sul fuoco, ululando alla luna. Baciandoci davanti agli spettacolari tramonti del Big Sur. Passeggiando con i cervi, ridendo dei leoni marini, contando le aquile sulla nostra testa... scappando dagli orsi!
Pochi ma gustosi i ritorni alla civiltà, quella che piace a noi, quella tollerante, multiculturale, fricchettona e magnona di San Francisco; lì insieme a Elisa e Sterling che ci hanno ospitato, ci siamo rinfrancati con degustazioni di vini californiani, sbronze di margarita, scorpacciate di sushi, ostriche alla griglia, frutti di mare messicani, prelibatezze cinesi... e trippa alla romana, tanto per non scordarci da dove veniamo.

Ma la vita va avanti, le vacanze finiscono, così siamo tornati a Milano, abbiamo iniziato nuovi lavori, abbiamo cambiato casa...


E da quando abbiamo traslocato dormiamo su un materassino gonfiabile coperti da un sacco a pelo e cuciniamo sul camping gaz. Apriamo barattoli di fagioli con il coltellino svizzero e laviamo l'insalata nella doccia. Mangiamo per terra ma ci viziamo con buon sushi e ottimo vino. Ci arrampichiamo ogni giorno per 5 piani di scale, ma arrivati in cima ci godiamo finalmente il tramonto dalla finestra. Animali non ne abbiamo ancora avvistati ma sono sicura che dietro il mucchio di scatoloni si nasconde qualche rara e pericolosa forma di vita...



Insomma, tutto ok: siamo ancora in luna di miele.



mercoledì 4 marzo 2009

Erano tutti happy days...


Tutti quelli che come me sono cresciuti davanti ai telefilm e quando nessuno li guarda corrono ad abbracciare il televisore come Homer, possono risvegliare gli happy days della loro infanzia teledipendente ascoltando i miei appassionati balbettamenti alla Radio Svizzera, ogni giovedì mattina.

La voce flautata che interloquisce con me è quella di Elisa, altra telefila doc, che non ringrazierò mai abbastanza per la sua iniziativa e per aver pensato a me.

Il nome del programma è "Va ora in onda". Ecco il link per il podcast:
sssss
sssss
Purtroppo il tempo a disposizione è poco e alla fine tante cose vengono tagliate, la mia dizione è tutt'altro che perfetta, l'emozione del microfono mi toglie il fiato alla faccia della respirazione diaframmatica, le schede di presentazione le avrei immaginate lette con più verve e meno lentezza. Insomma, io mi riascolto con sofferenza perché ho sempre da ridire, non sopporto i miei errori e ogni volta vorrei rifare tutto meglio...

Ma mio marito dice che ho la voce sexy, quindi tutto il resto passa in secondo piano ;-)
ssss
sssss

domenica 22 febbraio 2009

Trasloco fai da te? ARGH



Non è esattamente come lo avevo immaginato. E' colpa mia: sicuramente ho visto troppa TV. Film e telefilm in cui i giovani sposi mettono su casa dal nulla, dormono su un materasso per terra, si rincorrono per le stanze vuote sbaciucchiandosi, incollano assi di legno ballando su un pezzo rock.

Beh, la dura realtà è che il materasso per terra si riempie di polvere e fa venire mal di schiena, non ci rincorriamo amoreggiando perché inciamperemmo sugli scatoloni (e quelli non sono comodi per amoreggiare), quando inchiodiamo o trapaniamo per lo più imprechiamo contro i designer svedesi.

Forse abbiamo solo sbagliato film: non siamo in una commedia hollywoodiana ma in un horror scandinavo. AAAAAAAAH!!!!!

lunedì 16 febbraio 2009

Pozzatos' Moving Castle


Ci scusiamo per la prolungata assenza da questi schermi.

Da tre mesi siamo stati risucchiati da un enorme, mostruoso, infinito, trasloco fai-da-te. Di conseguenza tutto il nostro tempo libero è dedicato all'assemblaggio mobili e ricerca elettrodomestici. E non è finita qui: siamo senza connessione interneeeet!!! (ok panico)

Riprenderemo le trasmissioni appena risolti questi problemi tecnici. Quando cioè riemergeremo da quell'ammasso informe di scatoloni, lavandini, vestiti, piante e assi di legno dai nomi svedesi che è al momento la nostra casa. Ci auguriamo, quindi, il più presto possibile.

Stay tuned!

venerdì 31 ottobre 2008

Felici & Contenti # 3 - Baci e Abbracci

Finalmente sulla piazza del Campidoglio!






La gang del cappello colpisce ancora





La damigella Elisa



... e alla fine il bacio più importante

martedì 28 ottobre 2008

Felici & Contenti # 2 - Er Campidoglio

Questa volta mi sono fatta un po' prendere la mano dalle foto, lo so. Ma c'era tanta gente ad aspettarci, a baciarci e a fotografarci a sua volta... e non vorrei lasciar fuori nessuno!

Ore quattro meno un quarto, la lotta dello sposo con i fiori all'occhiello continua...

Ore quattro meno dieci, l'auto con la sposa parcheggia sul Campidoglio

Ore quattro meno cinque, lo sposo non ha ancora fatto pace con i fiori...
Beh, almeno è vestito, non si può chiedere troppo!








La sposa con i genitori

La gang del cappello

La damigella Magdalena

Le damigelle Ginevra e Maria si preparano

La sposa si incammina

Lo sposo bacia le sue supercugine

Ci siamo quasi...

lunedì 27 ottobre 2008

Felici & Contenti # 1 - I preparativi

Ok, ci siamo. Chi ha la glicemia alta giri al largo da questo blog perché sta per iniziare la Saga Fotografica degli Sposini. Ogni post gronderà melassa e vi lascerà il computer appiccicoso. E' prevista una miniserie di 10 episodi, ma chissà che non diventi una telenovela infinita come Sentieri..



La famiglia dello sposo alle prese con i fiori all'occhiello

Per quest'occasione la sposa ha acconsentito ad andare dal parrucchiere

A casa della sposa già si festeggia. 1° brindisi alle ore 13.00

Tra pomodori sott'olio e barbabietole, il bouquet

Le bomboniere: compilation "That's Amore" a cura degli sposi

Ale va a farsi bello

Il testimone della sposa: quasi pronto

John e Makiko: pronti

Stefano, Giorgia e Chiara: pronti

Lorenzo: prontissimo

La sposa alle prese con una cavigliera indiana da trasformare in collana.
E' l'ultima a uscire di casa


Il risultato di tanti preparativi? Eccolo qui.

Lo sposo in tutto il suo splendore

La sposa con Federica, realizzatrice dei fiori fucsia

domenica 26 ottobre 2008

E Vissero Felici & Contenti. Trailer







Per chi avesse perso le ultime puntate, esattamente 3 mesi fa i promessi sposi si sono felicemente uniti in matrimonio. Era il 26 luglio 2008. Per l'occasione, erano entrambi vestiti. Ed entrambi di bianco, unico omaggio alla tradizione.

Qualche dettaglio:
150 gli invitati presenti
6 le nazioni di provenienza, 3 i continenti
4 i testimoni
4 le damigelle
5 l'età media delle damigelle
1 pullman speciale dal veneto
80 i litri di vino
20 i semifreddi assortiti
4 le ore di ballo sulla spiaggia
per un totale di
4000 foto
12 ore di festeggiamenti

Già, perché intorno a una cerimonia di 10 minuti netti (comprese due canzoni e una poesia), gli sposi hanno costruito una giornata campale, una maratona di festeggiamenti dalle 4 di pomeriggio alle 4 di notte.

Compresi nel tour de force matrimoniale:
- pranzo freddo a casa della sposa per chi arrivava da lontano
- attesa rovente sul piazzale del campidoglio
- cerimonia per chi è riuscito a entrare nella sala affollatissima
- bacio della sposa
- megafoto di gruppo
- visita ai fori con guida della cugina testimone archeologa Priscilla e traduzione multilingue della cugina testimone chiacchierona Francesca
- prosecchino sulla terrazza panoramica del Vittoriano
- viaggio in pullman fino alla spiaggia di Capocotta, con vista sui canadair che spegnevano l'incendio nella pineta di Ostia
- aperitivo sulla spiaggia con tramonto sul mare
- bagno in mare per i più sportivi
- altalena per le damigelle
- cena pantagruelica che gli sposi hanno appena assaggiato e che rimpiangeranno per il resto della vita
- brindisi a non finire
- taglio della torta gelato sulla spiaggia al suono di Thunder Road
- proiezione dell'intervista doppia in stile Le Iene agli sposi, a cura del Comitato per l'Addio al Celibato e Comitato per l'Addio al Nubilato
- proiezione del lancio col paracadute dello sposo, organizzato dal Comitato di cui sopra
- scherzi goliardici agli sposi, a cura della gang veneta
- premiazione dei vincitori del concorso "Indovina il vestito della sposa"
- distribuzione bomboniere (lo sposo)
- ballo e pogo selvaggio (la sposa)

Insomma, una perfetta sera d'estate, con tanti amici, montagne di gelato, fiumi di mojito, un mare di musica. E un oceano di amore.


giovedì 10 luglio 2008

Concorso #2: Riuscirà lo sposo a trovare un vestito in tempo per le nozze? Niente premi, ma molta suspense.


Questo è quanto di più simile sono riuscita a trovare all'espressione di due fidanzati nel momento in cui scoprono che, contrariamente alle aspettative, a 3 settimane dalle nozze, lo sposo non ha alcun vestito.
Non starò ora a spiegare gli sporchi dettagli della faccenda, anche perché se solo ci penso mi prende il panico...

Per sdrammatizzare, propongo allora un 2° concorso: riuscirà il nostro eroe a trovare un vestito in tempo per il matrimonio?
Un uomo in lotta contro il tempo.
Le circostanze sono sfavorevoli, ma Lo Sposo è pieno di risorse.
Mesdames et monsieurs, faites vos jeux.
Possiamo partecipare anche noi due, i fidanzatini, perché stavolta nessuno ancora conosce la risposta... ARGH!

La spiaggia della festa, comunque, è adiacente a quella nudista: non dovrebbero quindi esserci problemi se lo sposo indosserà solo infradito e cravatta. Poi, dopo un paio di bicchierini non ci fa più caso nessuno. O vi scandalizzate?!?
D'altronde, lo avevamo sempre detto: per un matrimonio sulla spiaggia nudista, vale il No-Dress Code!

giovedì 5 giugno 2008

Grande Concorso "Indovina il Vestito dellla Sposa!". Ricchi premi.


Queste sono le facce contente di due fidanzati che hanno appena acquistato il vestito da sposa. Ebbene si: lo abbiamo scelto insieme. Alla faccia della tradizione. E della superstizione.

Poi abbiamo deciso che, per mantenere quell'irrinunciabile alone di mistero intorno al vestito della sposa... non riveleremo alcun dettaglio sulla nostra scelta. Neanche sotto tortura.
Se non sarà una sorpesa per lo sposo, lo sarà per tutti gli altri!


Vi invitiamo allora a partecipare al Grande Concorso "Indovina il Vestito dellla Sposa!". I vincitori riceveranno un premio... anch'esso top secret, eh eh!
La cerimonia di premiazione avverrà, ovviamente, nella serata del 26 luglio.

Cliccate su Commenti, scrivete la vostra scelta e firmatevi. Qui sotto le possibili alternative. Una è quella che abbiamo scelto noi...


sposa diva


sposa hippie chic


sposa merlettosa


sposa flower power


sposa onda


sposa psichedelica


sposa palloncino


sposa leopardo


sposa sirena


sposa vintage


sposa supervintage


sposa alternativa


sposa giallorossa


sposa setosa


sposa cangiante


sposa pipistrello

E questa è solo una piccola selezione delle prove degli ultimi mesi...

Quale sarà tra questi? Vi dirò solo che al mio futuro marito piace tantissimo come mi sta e che non passerò inosservata...

A questo punto, che il TotoVestito abbia inizio! Partecipate numerosi!!!

lunedì 12 maggio 2008

Eden

Il giardino dell'Eden esiste ancora, ed è in India. E' aperto a tutti, buoni e cattivi, santi e peccatori, cristiani, induisti e buddisti... bastano 20 minuti di autorisciò. Una volta entrati, si raccomanda di tenere gli occhi aperti, il naso all'erta, la bocca pronta... perché l'esperienza coinvolge tutti i sensi. Ci sono fiori colorati, spezie da annusare, frutti da assaggiare.

Adamo

Eva

Non abbiamo fumato né avuto allucinazioni da curry, sto parlando degli Spice Garden che abbondano nella zona della riserva delle tigri di Peryar, tra colline ricoperte di piante di tè. Questi giardini paradisiaci sono piccole giungle da cortile, in ognuno una grandissima varietà e concentrazione di piante: cardamomo, frutto della passione, peperoncini, pepe, vaniglia, eliconie, banani e tanti altri che non ricordo più.


fiore del banano

... tanto per capire le proporzioni...


eliconie

vaniglia

peperoncino viola

pepe

jackfruit

frutto della passione

la nostra guida

Nel nostro piccolo abbiamo cercato di conservare vivo il ricordo di quel carnevale dei sensi. Di portarne un po' a casa. Non sto parlando delle piantine di rosmarino e basilico sulla ringhiera che lottano a fatica contro i meno piacevoli odori cittadini. Ma di uno scrigno delle meraviglie, un intero cassetto pieno zeppo di tutte le spezie che ci sono piaciute di più. Il miglior souvenir possibile dell'India. Per ritrovarla assaporando un pollo tandori, un riso alle foglie di cannella o, semplicemente, un tè allo zenzero.

Ma non è neanche necessario cucinare per risvegliare i nostri ricordi. Nei casi più urgenti di nostalgia, basta aprire il cassetto, e i polmoni, ed ecco che una boccata d'India ci riporta in un lampo, dall'altra parte del mondo.


Purtroppo Blogspot ancora non fornisce l'Odorama. Bisogna accontentarsi delle foto.


venerdì 25 aprile 2008

Eternal sunshine of the spotless mind

Non avevo ancora commentato la triste notizia. Non per distrazione, disinteresse o per mancanza di tempo. E' qualcos'altro. In psicanalisi la chiamano "negazione".
Ma poi passa.


"Vi libererò dal'oppressione fiscale e giudiziaria". Chi poteva battere una promessa del genere?
Libertà dalle tasse e dall'obbligo di obbedire alla legge. Questo è, a quanto pare, ciò che vuole la maggior parte degli italiani. Ora, finalmente, legittimata a perseguire le sue aspirazioni.

Dubbio: forse dovremmo adeguarci. Noi, la minoranza che si ostina a fare campagne contro l'evasione fiscale, a insistere sul rispetto della legge. Ci arrabbiamo inutilmente. Siamo anacronistici, contrari allo spirito nazionale. Nonché alle direttive del governo. Ma sì, smettiamola di essere puntigliosi, polemici, masochisti.
Accettiamo, come il protagonista di 1984, che 2 + 2 fa 5. Finiamola con i mal di pancia e lasciamoci finalmente andare. Con la corrente. Nell'eternal sunshine of the spotless mind. Vivremo meglio.
O no?

martedì 22 aprile 2008

364 No Earth Days

Il poster di Greenpeace da tutto un altro spessore alla parola "motherfucking".


Oggi è l'Earth Day, una cosa buona, davvero. Ma, a pensarci bene, anche un po' ridicola: non dovrebbero esserlo tutti i giorni?!?
Abbiamo talmente perso il buon senso da dover istituire una giornata speciale per ricordarci di non autodistruggerci.
Un po' come mettere un promemoria sul cellulare con scritto
"respira" o "non fare cazzate" o "il suicidio di massa non è una scelta valida".


domenica 2 marzo 2008

The Bacwaters strike again


Ci ho preso gusto... e 4 giga di foto sono tante!
Così, ecco altre foto delle Backwaters del Kerala. Queste sono prese dal traghetto comunale, in pratica l'autobus della città sull'acqua. Buon viaggio!


la fermata del traghetto nell'ora di punta

qualcuno scende, noi continuiamo...

lavori in corso

2 abitanti della laguna...
(cheeeeese!)

... altri 2

chiesetta

remake indiano del film di Hitchcock

Palo della luce... surreale

"bye!"

The Backwaters vs Fuckin' February

Ci siamo di nuovo, febbraio ha colpito ancora. Più duramente, in quest'anno bisestile. Siamo entrati in marzo ma io non mi sono ancora ripresa. Febbraio è per me il periodo di massima stanchezza, il più lontano, almeno psicologicamente, dalle vacanze estive, quelle passate e quelle future: la carica dell'estate scorsa si è esaurita, il peso dell'inverno si fa sentire, agosto è ancora un lontano miraggio, la città mi è entrata nelle ossa e mi si è impressa nelle retine, la natura non mi ricordo più cosa sia.
Se avessi i soldi, questo sarebbe il momento giusto per una bella vacanza esotica, al caldo, a ricaricare le batterie con un po' di energia solare. Ma non è il mio caso. Così mi ammalo. Scarico del tutto le mie pile accasciata sul divano e mi preparo per l'arrivo della primavera, quando qualche spicchio di sole mi risolleverà. Nel frattempo, mi consolo con le foto dei posti più lontani, caldi e selvaggi dove sono stata nelle passate vacanze. Il corpo non se li ricorda più, ma per fortuna ci sono 4 giga di foto ad aiutare la memoria.

Ecco allora un (bel) po' di foto delle Backwaters indiane, le città più immerse nella natura che io ricordi di aver visto: una cinquantina d'anni fa, le case sono state costruite su passerelle artificiali di pietre in mezzo alle lagune del Kerala. Un espediente, così abbiamo capito, per coltivare da vicino le risaie della zona e per non pagare le tasse della terraferma. Comunque sia, il risultato è affascinante. Ed è proprio quello di cui avevo bisogno in questo momento. Aaaah!

Tipica casa sull'acqua

Tipico bagno di una tipica casa sull'acqua
(precisamente di un bar dove abbiamo preso l'immancabile tè)

Francesco tenta di tenere il passo con l'energico vecchietto

Cartellone pubblicitario nella città sull'acqua

Ragazza con divisa scolastica aspetta il passaggio per tornare a casa

Vita quotidiana sull'acqua

Bambini tornano da scuola

Donne fanno il bucato


venerdì 15 febbraio 2008

Bollywood: vedere per credere


Chi non ha mai visto un film Made in Bollywood dovrebbe provare almeno una volta nella vita.
E' un'esperienza indimenticabile.
Non è necessaria la conoscenza dell'hindi o del tamil. In questi film c'è così tanto di tutto che i dialoghi sono un surplus. Così tanto di tutto che la durata media di un film indiano è sulle 3 ore. Lo slogan della RAI "di tutto, di più" deve essere stato in realtà rubato a Bollywod. Consiglio quindi scorte abbondanti di popcorn. L'ideale per un'esperienza culturalmente completa sarebbero i popcorn masala, cioè superspeziati, che vendono nei cinema indiani. Accompagnati, questo è fondamentale per la vostra sopravvivenza, da litri e litri di bevande.

Come tutte le arti del subcontinente, dall'architettura alla pittura allla moda, il cinema indiano è all'insegna di accumulazione, ricchezza e ridondanza, secondo la regola aurea del Much More is Much More. Ma il film medio commerciale va mooolto oltre quello che la nostra limitata immaginazione occidentale suggerirebbe. In ognuno di questi film, qualunque sia l'argomento o il genere, non possono mancare inseguimenti, pezzi musicali con i protagonisti che cantano e ballano, scene romantiche, acrobatiche, comiche slapstick e, se possibile, inserti cartoon.
La ridondanza è evidente anche all'interno di ognuna di queste singole sequenze: se la protagonista scende dall'auto con i capelli al vento, la vedremo inquadrata da otto angolazioni diverse, dall'alto-dal basso-in primo piano-di profilo-in campo lungo-in dettaglio come da noi sarebbe tollerabile solo in un videoclip o una pubblictà. Poi la bella di turno fa due passi verso il belloccio che l'aspetta dall'altro lato della strada e partono una dozzina di inquadrature analoghe su di lui. E poi si torna da lei e così passano cinque minuti in cui non succede niente ma riesci ad imparare a memoria la canzone di sottofondo (in tamil stretto) che a volume altissimo ha accompagnato tutta questo inutile siparietto. In pratica in sala montaggio non buttano via niente!

Ma il modo migliore per apprezzare la differenza di canoni estetici tra il nostro e il loro cinema è vedere il remake bollywoodiano di un film hollywoodiano.
Francesco ed io abbiamo avuto il piacere di assistere ala versione indiana di 3 scapoli e un bebè (già remake del francese 3 uomini e una culla).
Si lo so, avremmo potuto scegliere qualcosa di meglio ma gli indiano sono così amanti del cinema che in ben due multiplex tutte le sale erano già piene e prenotate da giorni (!) anche allo spettacolo delle 10 di mattina!!

Del film, ricordo con piacere misto a orrore la gag del pannolino: un pannolino sporco sfuggito di mano a uno dei ragazzi volava al ralenty verso gli altri due che impietriti dal panico del momento non riuscivano a scansarsi... fino all'inevitabile conclusione. Quello che in un nostro film sarebbe durato una decina di secondi qui era dilatato per 3 minuti interi, con innumerevoli primi piani dei due uomini terrorizzati e quel volo al ralenty del pannolino sporco così lungo, insistito, quasi lirico, da far ripensare a 2001 odissea nello spazio (e dopo questo commento Kubrik si rivolta nella tomba.. al ralenty).
Per non parlare del fatto che si vedeva benissimo la cacca sul pannolino e poi sulla faccia del poveretto. Trashissimo!!

Poi i tre, a causa degli impegni da padri, vengono lasciati dalle loro donne e ammiratrici (ognuno ne ha una decina, ma niente paura: sono tutte promiscue occidentali, quelle puttane!). Il tutto avviene contemporaneamente e in un crescendo di gag degne di Benny Hill i tre si trovano a scappare per la città inseguiti da una trentina di ragazze sexy in bikini. Quindi confluiscono nel parco cittadino, dove iniziainvece una coreografia musical.

Non è finita qui. Alla classica scena in cui la bebè si ammala per colpa dei tre neopapà irresponsabili, segue un montaggio alternato dei tre che riscoprono le rispettive fedi: uno va a pregare in chiesa, l'altro alla moschea, il terzo resta a casa con l'espressione triste ma si suppone sia induista. Poi, pentiti e redenti, si riuniscono in ginocchio attorno alla culla della bimba malata e dalla finestra arriva un raggio di luce tipo spirito santo che fa sembrare la scena l'adorazione dei magi. E - miracolo! - la pupa guarisce.

Poi, non ricordo proprio perché, uno dei tre, il pilota, si innamora della figlia di uno sceicco e passa un tempo che a me è sembrato inerminabile a corteggiarla in questo principesco palazzo arabo dove cantano e ballano.

E vissero felici e contenti.

So che sembra incredibile, ma è tutto vero!!!

Immagino che, con queste aspettative, lo spettatore indiano medio, messo davanti a una commedia all'italiana o a un film processuale, si tagli le vene.

Tre cose però ho veramente apprezzato, ok quattro con i popcorn masala: 1) il pubblico partecipa attivamente commentando ad alta voce, applaudendo, cantando 2) tutti gli attori sanno cantare e ballare discretamente, 3) all'inizio del secondo tempo i suddetti attori ballano e cantano come in un videoclip per un'intera canzone dando così a tutti gli spettatori il tempo di tornare dalla toilette. Geniale!

martedì 12 febbraio 2008

I giganti buoni e gli indiani

"What we are doing to the forests of the world is but a mirror reflection of what we are doing to ourselves and to one another". Mahatma Ghandi

In basso a destra, se guardate bene, ci sono io, in tutto il mio metro e 60 cm. Fate voi i conti sulle dimensioni dell'albero...


A Milano non c'è molto verde a interrompere la successione di palazzi. Nell'asfaltare la città, navigli compresi, devono essersi fatti prendere un po' la mano e quando se ne sono accorti era troppo troppo tardi. Mi immagino la scena... "Ecco cosa abbiamo dimenticato!" "Azz... gli alberi!". Un po' come in quell'episodio dei Simpson ambientato nel vecchio west, quando Homer fa fuori l'ultimo bisonte rimasto e poi esclama "Doh!".

Così riguardo sempre con piacere le foto degli alberi giganti dell'India. Uno spettacolo della natura. Altissimi. Con tronchi attorcigliati e radici come serpenti. Così belli e maestosi da costruirci un tempio attorno per adorarli (vedi l'ultima foto).

Nella parco nazionale Peryar, famoso per le tigri - che fortunatamente non abbiamo incontrato durante le nostre esplorazioni a piedi nella foresta con il ranger - c'era un cartello che invitava a riflettere sulla bellezza e l'importanza di questi giganti del bosco. Dopo aver spiegato la capacità di questi alberi di creare attorno a loro un microclima stabile e accogliente per molte altre specie, concludeva così:
"We need these trees not for the wood or for some tangible benefits, but to ponder about it all, the overall design, our position in it and also to see ourselves. In their presence it is easy for us to realize with deep humility and also happiness that we are really puny, helpless beings taken care of so well by the collectivity of all the rest".

Mi viene allora in mente un altro indiano che aveva espresso un concetto simile. Si tratta, in realtà, di un indiano d'America:
Capo Seattle. O forse di uno sceneggiatore di Hollywood che ha scritto, per un suo documentario, un bellissimo discorso ambientalista attribuendolo al capo indiano... La paternità del discorso non è chiara. Ma non ha importanza. La sua sostanza è vera. Secondo me, almeno... anche se, dal panorama che vedo dalla mia finestra, capisco che non in molti, troppi, non la pensano così. Eccone un breve estratto:

"La terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla terra. Tutte le cose
appartengono a un'unica famiglia e sono collegate tra loro. Non è l'uomo che ha ordito le trame del tessuto della vita, egli è solo uno dei suoi fili. Tutto quello che fa a questo tessuto, lo fa a se stesso".

Amen.


mercoledì 23 gennaio 2008

A proposito di Harry

Attenzione: se non avete letto il 6° libro di Harry Potter, non leggete questo post... correte a leggere il libro, ignoranti!


Dedico questo post a tutti i Fedeli Lettori (come scriverebbe Stephen King) della saga di Hogwarts che come me hanno subito non richieste, fastidiose rivelazioni sul finale dell'ultimo o del penultimo libro, su chi muore, chi vive, chi-si-sposa-con-chi, chi-in-realtà-è-buono, chi-in-realtà-è-cattivo... prima di poterlo scoprire con i propri occhi.
Molti di loro, lo so, non potranno leggermi: sono in carcere per aver tentato di
uccidere o torturare gli inopportuni chiacchieroni portatori insani di spoiler. Per non parlare dei giornali che si sono affrettati a pubblicare il gran finale del libro più venduto del mondo un'ora dopo la sua uscita (un'ora!), riuscendo a realizzare la più grande, immediata, sadica spoilerizzazione di massa della storia (vedi mio post a caldo sul tema).
Per quelli che sono ancora in libertà, o gli arresti domiciliari, e che cercano qualcuno con cui condividere, in modo non violento, il loro sentimento di frustrazione, ecco cosa ho trovato navigando qua e la: lo sfogo di un giornalista del TIME contro un inopportuno passante che... Ma non dirò oltre, per non rovinarvi la sorpresa. Chi ha letto il 6° libro - lo ripeto, per sicurezza - può cliccare qui.

Mmm... a dire il vero, una certa violenza c'è, ma è solo verbale.


Aggiungo che la rubrica-blog si chiama "Nerd World". Qualsiasi riferimento ai miei Fedeli Lettori è puramente casuale.

lunedì 21 gennaio 2008

Cinestupidario

Ho passato gli ultimi quattro giorni al Future Film Festival di Bologna, a guardare cartoon e horror in dosi massicce, almeno tre lungometraggi al giorno, più un paio di telefilm, svariati corti e almeno due incontri con guru dell'animazione mondiale. Quattro giorni dentro al cinema, con solo brevissime pause in cui correvo da una sala all'altra per la successiva proiezione o mi facevo preparare un panino col falafel da mangiare poi durante il film (avete mai provato a mangiare un falafel ultrafarcito e ultrasalsoso al buio? non è facile...).
Non scriverò ora delle cose che ho apprezzato di più, sono troppo stanca, ma di quelle che mi sono rimaste impresse... per la loro stupidità. Si tratta di due dialoghi da due film diversi, uno giapponese l'altro americano, entrambi colpevoli di imperdonabile ingenuità per lo spettatore italiano.

Da Aliens vs Predator II, un B movie abbastanza divertente.
Per fuggire dalla città infestata di mostri, bisogna prendere una difficile decisione: seguire le direttive ufficiali per l'evacuazione della città o fare di testa propria? Discussione concitata tra i pochi superstiti.
Una donna, serissima, spiega il suo punto di vista: "Il governo non mente alla gente!". Silenzio tra gli astanti. Come se avesse detto una cosa seria. Nessuno ride.

(Nessuno ride!?!)

Da 5 centimetri al secondo, bell'anime giapponese super romantico su due ragazzini che si amano da lontano. Un giorno lui decide finalmente di andare a trovare la sua innamorata che vive in un'altra città, ma succede qualcosa di imprevedibile...
"Non avrei mai pensato che il treno potesse fare ritardo".
Mormorio divertito in sala.
No comment.

venerdì 4 gennaio 2008

Dreaming of a white Christmas


In questo momento sto assistendo ad un entusiasmante duello proprio fuori dalla mia finestra, una battaglia che mi tiene con il fiato sospeso: Pioggia vs Neve. La neve comincia ad attaccare. La pioggia lava via tutto. Poi la temperatura si abbassa e tornano i fiocchi di neve...

Per noi romani quando nevica è una festa: ci emozioniamo come bambini in un cartoon sdolcinato. Quando poi nevica a Natale è un miracolo, non meno importante della manna dal cielo. Il massimo è quando nevica subito dopo le feste di Natale: si prolungano l'atmosfera... e le vacanze, come successe nella Mitica Notte della Befana del 1983 .

Ma qui a Milano, ho imparato, non la pensano allo stesso modo.

Subito prima dell'ultima grande nevicata milanese, era venuta a trovarci mia cugina Francesca. Ci svegliamo il sabato mattina e vediamo i fiocchi di neve scendere, i tetti già imbiancati. Ci infiliamo il piumone sopra il pigiama e ci precipitiamo per strada. Da brave romane pensiamo che, non si sa mai, da un momento all'altro può finire tutto, bisogna approfittarne. E poi, non si pensa ad infilarsi i pantaloni quando si assiste a un miracolo. Tutte contente andiamo a comprare il latte e deve esserci sfuggito qualche commento felice e sdolcinato perché una signora che è lì dal lattaio, con un tono acido che è impossibile riprodurre per iscritto, ci fredda con il suo triste -non richiesto- punto di vista: "Sarà mica bella la neve in città, nè?!".
E' come se ci avesse detto che Babbo Natale non esiste.

A Milano, la neve è solo una seccatura. Non c'è niente di magico, è solo un intralcio per il traffico. Ma con quali cartoni animati sono cresciuti qui?!?

Mentre scrivo, fuori dalla mia finestra la battaglia continua. Io sto facendo il tifo per la neve. Ma non ditelo ai miei vicini.

domenica 2 dicembre 2007

The Day After


GRAZIE a tutti per aver partecipato con tanto entusiasmo all'esperimento scientifico lanciato nel post precedente. Dopo averci dormito su, confrontati i miei ricordi con quelli di Francesco, trascinato fino alla pattumiera tre bustoni carichi di bottiglie, posso finalmente annunciare il risultato.

Non solo ora sappiamo con certezza quante persone e quante bottiglie entrano in casa nostra, ma abbiamo anche trovato La Formula Perfetta per una Grande Festa a Sorpresa.
E' la seguente:
33 + x / [47 +(65 + 3) + 5y] + ?
Dove 33 sta per i metri quadri disponibili, x è la ringhiera, 47 sono gli amici e amici di amici intervenuti (numero massimo raggiunto verso l'1.30 di notte), 65 sono le bottiglie di ottimi vini, birre, liquori gentilmente offerte dai partecipanti e poi diligentemente svuotate, 3 quelle avanzate, 5y è il barilotto di birra da 5 litri che non può mancare in nessuna festa, e ? sta per la sorpresa.

Purtroppo eravamo così emozionati per la riuscita dell'esperimento che ci siamo dimenticati di scattare una foto. Non esistono quindi al momento prove oggettive della nostra scoperta scientifica. E' assolutamente necessario ripetere l'esperimento in futuro.



Grazie ancora a tutti per essere stati con noi,
per aver festeggiato la sorpresa, e per aver portato alcolici così buoni che il giorno dopo non abbiamo mal di pancia né mal di testa!
Mi dispiace solo che, come spesso mi succede in questi casi, non sono riuscita a parlare con tutti come avrei voluto. Speriamo di rifarci presto.

A quelli che non sono potuti venire: ci siete mancati! Ma contiamo di rimediare con la prossima festa...

domenica 25 novembre 2007

Grande Festa a Sorpresa


Quante persone, e quante bottiglie di birra, possono entrare in una casa di 33 metri quadri? Venite a scoprirlo con noi!
Vi aspettiamo a casa nostra sabato 1 dicembre alle 20.30 in via Savona 13.
Grande festa a sorpresa... la sorpresa è il motivo della festa che sarà rivelato solo a mezzanotte.

E' sgradito l'abito scuro. Graditi la toga, l'abito a pois e i costumi da supereroi.
E ricordate: per la riuscita dell'esperimento, è importante arrivare muniti di bottiglia! Noi penseremo a sfamarvi...

Non mancate!!!

Francesco & Lucrezia

venerdì 23 novembre 2007

Appunti di viaggio (sotto la pioggia)

Il fatto che, ultimamente, non stia scrivendo sul blog non vuol dire che io sia a corto di nuove esperienze su cui riflettere. Né che abbia interrotto La Ricerca Del Lavoro Perduto.
Anzi, sono di nuovo in carreggiata. E mi sto dando parecchio da fare, dato che lungo il cammino per il Graal voglio anche guadagnarmi da vivere.


Ma come sanno bene i saggi e gli amanti dei road movie, l'importante non è la meta, è il percorso. E' durante il viaggio che si cresce, si diventa grandi (grassi in alcuni casi, vedi mio viaggio in India), più maturi...
O più cinici. Capita quando, come me ora, viaggi d'inverno, con la pioggia. Io in questi ultimi mesi ho imparato che a volte il mondo gira al contrario. Anche se le riviste scientifiche non hanno ancora parlato di questo preoccupante fenomeno, le mie esperienze me ne hanno dato prova certa.

Prova n° 1.
Il mio nuovissimo lavoro part-time di fundraiser per Greenpeace è il più redditizio della mia carriera. Chi l'avrebbe detto che lavorare per una onlus senza scopo di lucro potesse rivelarsi, oltre che buono e giusto, anche lucrativo?

Prova n° 2.
I lavori in cui ho investito gli ultimi 10 anni di vita, nei quali ho esperienza e competenze, quelli insomma che so fare e mi piacerebbe continuare a fare per sempre, non mi hanno finora reso economicamente indipendente. Io li adoro ma devo ammettere che, da un certo punto di vista, sono, in realtà, simpatici hobby.

Conclusione.
Nella mia vita sembra esserci una costante: il NO PROFIT.
Devo solo scegliere in quale delle due accezioni.

giovedì 22 novembre 2007

Beware of the Monkey Menace


Ecco un'altra cosa che non leggi sulle guide turistiche. Al Colosseo trovi i gatti, a San Marco i piccioni, al Central Park gli scoiattoli, nei templi indiani... i macachi.
"Beware of the Monkey Menace". Non è la pubblicità di un film horror, ma un comunissimo cartello che in India trovi nei siti archeologici, nei bar... nelle camere d'albergo (ebbene si: con il suggerimento di non lasciare la finestra aperta né oggetti di valore incustoditi). Le scimmie sono ovunque. Sopratuttto nei templi. D'altronde una delle divinità più amate dagli hindu è Hanuman, il Dio Scimmia.

Ma nessuno scoiattolo newyorchese ha mai rubato un hotdog ai passanti, come nessun gatto di Roma ha mai strappato la pizza dalle mani a un turista (anche perché da quanto sono grassi quelli di Largo Argentina direi che mangiano solo fagioli con le cotiche). Le scimmie invece, si sa, sono dispettose, o forse più furbe, e non aspettano che gli si getti qualcosa da mangiare: loro se lo prendono da sole.
Così un giorno, in un bar nella foresta del Kerala, mentre ero concentrata sulla mia crèpe indiana, detta Dosa, in un lampo, senza che potessi registrare quello che accadeva, una scimmia si è lanciata dalla trave sul tetto giù sul mio tavolo e poi di nuovo sulla sua comoda trave... solo che stavolta aveva tra le mani il mio pranzo (la scimmia accanto, gelosa, ha pensato subito di imitarla ma, atterrata sul tavolo, si è accorta che non era rimasto nulla da afferrare, così ha tuffato la mano nella ciotola della salsa e se l'è leccata).
Il nostro primo giorno in India, poi, in pieno shock cultrale, Francesco è stato minacciato da un macaco grosso e cattivo ("The Monkey Menace colpisce ancora", presto in tutte le sale). La scimmia, j'ambruttito (non c'è un altro termine che renda meglio l'idea) dopo avergli visto in mano un rullino, nel suo scintillante involucro di plastica arancione, pericolosamente simile a uno snack confezionato. Come gli animali di La gang del bosco, queste scimmie devono aver già provato le gioie del frutto proibito, lo snack industriale superaromatizzato e credo che per un Mars ucciderebbero senza pietà ("The Monkey Menace: Scontro Finale"). O questo è ciò che ci è sembrato di leggere negli occhi spiritati del macaco. A Bollywood hanno mai pensato di dedicarsi all'horror?
Da notare: macaco che fa pipì

sabato 20 ottobre 2007

Luk & the Series: blog nuovo, vita nuova?

Era da un po' che volevo farlo ed ora l'ho fatto: un blog sui telefilm. Si chiama: Luk & the Series. Non ci troverete le ultimissime notizie dagli USA o i dati auditel, per quello ci sono già tanti altri siti. Il mio sarà un blog di approfondimenti, riflessioni, recensioni e citazioni sui telefilm, anche su quelli andati in onda solo sulla TV americana. E discussioni, se parteciperete con i vostri commenti.

I motivi per cui apro un secondo blog sono tanti:

- In queste settimane ho buttato giù tante idee per articoli e le ho proposte a qualche rivista. Dalle loro risposte mi sembra di aver capito che
bisogna per forza giocare d'anticipo, non solo per gli ovvi tempi tecnici di stampa, ma per l'approccio della stampa italiana nei confronti dell'argomento telefilm: un approfondimento o una recensione non interessano quasi a nessuno, si vive di anticipazioni. Quando un telefilm è già andato in onda, o manca solo un mese all'esordio in TV, l'argomento è già considerato vecchio. Così, mentre le mie idee invecchiavano a vista d'occhio, mi sono detta: perché lasciarle ammuffire? Meglio condividerle con i mezzi che ho a disposizione

- Mi diverto

- Quando invio il CV a una nuova rivista per cui mi piacerebbe scrivere, posso aggiungere il link del mio blog: gli editor potranno così accedere facilmente agli articoli già pubblicati (quando avrò ifnito di caricarli) e farsi un'idea del mio stile, della mia preparazione, della mia teledipendenza, della mia follia incurabile, eccetera.

- Quando i tempi (tecnici) saranno maturi, cercherò di guadagnarci qualcosa con la pubblicità

-
Spero che mi porti un po' di fortuna per la mia carriera...

-
Sto sviluppando una duplice personalità

Ho comunque intenzione di continuare a scrivere su LSD... finché mi passeranno cose per la mente!

sabato 13 ottobre 2007

Weekend col designer

Dopo la sbandata per il kitsch indiano, all'insegna del more is more, il designer di casa sembra essere rinsavito (forse in studio gli hanno fatto un esorcismo). Mi ha appena informata che il prossimo weekend andremo alla Sagra del Bullone di Udine. Un appuntamento, pare, imperdibile. Aaah, ora è di nuovo se stesso, Francesco è tornato!
Aspettate, ora che ci penso credo abbia detto Fiera del Bullone: ero io che speravo di ricavarne almeno una polenta, due castagne e un bicchiere di vino, nonché qualche luccicante bancarella...
Non c'è niente da fare, non si può sfuggire alla propria natura!

Comunque in una relazione si fanno sempre dei compromessi, così io sto cercando di avvicinarmi al misterioso mondo del bullone senza pregiudizi negativi. E guardate qui sotto cosa ho trovato! Non me ne andrò dalla sagra (ops) senza uno di questi.


mercoledì 10 ottobre 2007

(Too Much) Freedom


"There is too much urinary freedom in this country. I'm proud to hold it in". Jerry Seinfeld


Anche in India il 15 agosto si festeggia: è l'anniversario dell'indipendenza, la liberazione dagli inglesi. Questo Independence Day poi è speciale perché la repubblica indiana, la più grande del mondo, compie 60 anni.

Il giorno dopo, caso raro, viaggiamo di giorno e ho con me, per passare il tempo, una pila di riviste indiane stile Newsweek, tutte in edizione speciale "60 years of freedom". Non sapevo veramente niente della storia indiana, che vergogna! E' interessantissima: gli avvenimenti dell'ultimo mezzo secolo sono straordinari, nel bene e nel male.
Ma mentre ci spostiamo da una stazione fetente ad una nauseabonda, vere latrine a cielo aperto che mi costringono a infilarmi i gelsomini nelle narici (giuro, funziona), ogni volta che leggo "freedom" non è a Ghandi che penso, ma a Seinfeld: too much urinary freedom in this country.


P.S. Che il concetto di libertà non fosse necessariamente positivo lo avevamo già imparato con Berlusconi e la sua casa.

martedì 2 ottobre 2007

(Much) More is (Much) More








(Continuo con i miei appunti...)

L'India è un'esplosione di odori, colori, sapori. Tutto qui è portato all'estremo. I templi sono ricoperti di intricatissimi bassorilievi colorati, i loro dei sono raffigurati con la pelle azzurra, verde, rossa. Le donne vestono di tutti i colori dell'arcobaleno, se venissero a Milano e vedessero tutti avvolti nei cappotti grigi o neri avrebbero uno shock, crisi d'astinenza cromatica. Gli autous sono verde pisello, rosa fluo, viola. In una tazza di tè ci sono almeno tre spezie. In un buon riso masala trenta. Anche i popcorn del cinema sono speziati.
Il paradiso per me che ho sempre amato i colori, le spezie, i sapori e le emozioni forti, e in genere tutto quello che è un po' sopra le righe, non banale,
vedi Alta fedeltà, che metto il peperoncino anche nell'insalata, che ho vestiti di tutti i colori ma neanche una camicetta bianca, che non ho mai preso una pizza margherita in vita mia, che non sopporto quei tristoni di Muji fanatici del "less is more", un negozio per anoressici dell'anima, che preferisco sempre abundare quam deficiere e che a volte sono un po' kitsch e un po' ingorda.
Ma non mi sarei mai aspettata di vedere Francesco, uno che predilige la funzione alla forma, che rifugge la decorazione, che vede nell'essenzialità di una sedia pieghevole in alluminio più di quanto riuscirò mai a vederci io, insomma in una parola un designer, che mi incita a comprare una coppia di cavigliere d'argento con smalti colorati, pendagli e due dozzine di campanellini!
L'India è proprio contagiosa.

lunedì 24 settembre 2007

Welcome to Telefilmville, USA (reloaded)





Pubblicato su Telefilm Magazine n° 31, Luglio 2007, rubrica "Time Tunnel"

Il Time Tunnel di questo mese vi porta in un viaggio nel tempo e nello spazio, un percorso on the road sulle strade blu, quelle che collegano la sconfinata provincia americana. Lasciamo per una volta il Greenwich Village e il Sunset Strip, dimentichiamo i Cosmopolitan e i beach party e avventuriamoci in un viaggio attraverso l'America più vera, così come l'abbiamo conosciuta attraverso 60 anni di telefilm.

La provincia come adolescenza

Iniziamo il nostro itinerario di venerdì, perché questo è un giorno speciale a Dillon, Texas, prima, emblematica tappa del nostro tour. In questa serata si celebra il rituale che tiene unita la comunità: non parliamo della funzione in chiesa, pure sentitissima, ma della partita di football della squadra giovanile, attesa e seguita con religiosa devozione. La serie si intitola, appunto, Friday Night Lights. La cittadina sembra respirare all'unisono: alla radio, a scuola, nei bar e perfino in chiesa si parla solo della partita. E con l'ansia, tutta americana, di vincere. Per non essere dei perdenti. Ma questa “comunione” che rende Dillon speciale non basta a salvarla dal destino che affligge tante province del piccolo schermo. La medaglia della vittoria, infatti, ha due facce: per il paese è motivo d'orgoglio, riscatto da una vita che offre poche altre soddisfazioni; per i giocatori è il biglietto per andarsene e lasciarsi il paese alle spalle. Nella comunità così unita, allora, si intravede una spaccatura, una crepa sottile, appena percettibile, ma destinata ad allargarsi: è quella che divide chi resta da chi parte.

E' il destino di ogni provincia telefilmica, è nel suo DNA: i nostri eroi crescono, mentre il paese sembra farsi sempre più piccolo. Così, con nostro grande rammarico, sono sempre i migliori ad andarsene... i protagonisti. Perché la provincia è, in molte serie, il luogo dell'adolescenza. L'ingresso del protagonista nell'età adulta e la sua piena realizzazione significano l'abbandono della città natale e la fine del telefilm.

In Dawson Creek, il nostro Dawson lascia la tranquilla Capeside per realizzare i suoi sogni da regista a Hollywood. Clark Kent lascia Smallville per Metropolis, o meglio per prendersi cura del mondo intero. In Una mamma per amica, caso raro, il distacco è graduale, così la cittadina e la serie vivono ancora a lungo quando Rory lascia Stars Hollow per Yale. La nostra eroina torna volentieri a casa per un'abbuffata di pizza e un film con l'adorata mamma e, un po' meno volentieri, per la rituale cena del venerdì dai nonni: non è ancora arrivato il momento di andare per la sua strada. Altre volte, per evitare la parola FINE, gli autori scelgono di sostituire i nostri eroi con nuovi “cuccioli” e le cittadine sopravvivono in una straziante agonia: Richie Cunningham lascia Milwaukee per Hollywood e gli spettatori di Happy Days devono sorbirsi le vicende di Joanie e Chachi. C'è poi l'eccezione che conferma la regola. E' Laura Ingalls, cui spetta il premio fedeltà: in dieci anni di durata del telefilm non lascerà mai veramente La casa nella prateria di Walnut Grove... né la sua scuola! Si alza dal banco solo per sedersi in cattedra, passando senza soluzione di continuità da alunna a insegnante.

I valori della provincia

Ma c'è anche chi torna. Magari se n'è andato prima di poter dare il meglio e il paese gli offre una seconda chance. E' il caso del novello figliol prodigo Jake Green: dopo cinque anni di misteriosa assenza, il ribelle primogenito del sindaco torna a Jericho, Kansas, solo per riscuotere un po' di soldi... ma ben presto diventa il più eroico difensore della sua città. Quando le bombe H cancellano dalla mappa le principali metropoli degli States, infatti, Jericho si trova in uno scontro ben più decisivo di quelli che tengono col fiato sospeso Dillon: ora è in gioco la sopravvivenza, la sconfitta equivale alla morte. Di più, con Jericho è in gioco la fiducia nella provincia americana con i suoi valori: riusciranno gli abitanti a sopravvivere non solo al misterioso nemico esterno ma... a loro stessi? Paura e claustrofobia possono rendere sospettosi ed egoisti. Prevarranno i legami che uniscono la comunità o le tensioni che la dividono? A giudicare dal percorso personale di Jake da outsider a eroe, c'è ancora speranza.

Un conflitto analogo è in atto, con forme diverse, a Smallville, paesino rurale del Midwest apparentemente indistinguibile da tutti gli altri, ma che una pioggia di meteoriti da Krypton ha reso diverso da tutti: tra i campi di grano si aggirano, infatti, pericolosi mutanti. Quello che accomuna Clark, giovane alieno piovuto dal cielo, ai vari mutanti pirotecnici e telepatici è il superpotere; ma ciò che li distingue e fa del primo un eroe e degli altri semplicemente i “freak of the week” è la solida educazione familiare. I genitori gli insegnano a mettere al primo posto il bene della comunità, anche a costo del sacrificio di sé. E' perché educato come cittadino modello di Smallville che Clark diventa Superman, e non un supercattivo che mira alla conquista del mondo. La provincia si rivela, ancora una volta, la palestra in cui si fanno le ossa i nostri eroi.

Il lato oscuro della provincia

Se i mutanti vi spaventano e preferite fare inversione di marcia, sappiate che non sono certo quattro campagnoli con i superpoteri il peggio che vi può capitare. I veri mostri indossano eleganti tailleur e divise da ragazze ponpon, guidano Suv e mangiano torte di mele, anzi di ciliege: sono i rispettabili borghesi che vivono nelle villette con prato falciato e siepi fiorite, in sobborghi dai nomi bucolici come Agrestic (Weeds), Wisteria Lane (Desperate Housewives) e Twin Peaks. Ma sotto la glassa dell'apple pie, c'è del marcio. Perché in questi posti nulla è quello che sembra e, come ci ha insegnato Lynch, sono tutti colpevoli, è solo questione di tempo. Sotto un sottile velo di conformismo si celano pettegolezzi, terribili segreti, abusi, vizi e delitti. Il lato oscuro della provincia americana. Nella sigla di Weeds, una canzone retrò intona: “Little boxes on the hillside and they're all just the same. Doctors, lawyers, business executive and they're all just the same”. In superficie sembra di essere ancora agi anni '50, ma sotto si nascondono segreti che farebbero impallidire i Peccatori di Peyton Place. Per mantenere il loro spicchio di normalità, questi professionisti e le loro mogliettine sono disposti alle azioni più abnormi. La casalinga modello, per arrotondare la pensione, spaccia marijuana o trasforma la sua graziosa villetta in casa di appuntamenti; la coppia sterile per avere un bel figlioletto biondo ne uccide la madre e la fa a pezzi; il farmacista morboso e ossessivo elimina il rivale in amore somministrandogli pillole letali; la reginetta della scuola è cocainomane e ninfomane; la famiglia incestuosa; lo psicanalista drogato; la madre assassina; e poi ci sono il figlio illegittimo tenuto nascosto alla famiglia, quello comprato e quello ritardato e tenuto recluso in cantina. C'è del marcio in suburbia. E' il Doris Day Show visto nello specchio deformante del luna park.

La provincia come utopia

Per riprendervi da tanto cinismo, rinfrancatevi lo spirito con una visita alle cittadine modello del New England, località incantevoli in cui il tempo sembra essersi davvero fermato, la vita scorre con i ritmi lenti di un tempo, tutti si conoscono e hanno sempre tempo l'uno per l'altro: Capeside, Cabot Cove, Stars Hollow. Prendiamo quest'ultima: una Twin Peaks prima della cura, un'oasi di bontà, una società utopica così come la avrebbero sognata i Padri Fondatori. Qui ogni edificio è stato toccato da Thomas Jefferson o Abramo Lincoln, l'anno è scandito dalle ricorrenze storiche legate alla Guerra Civile e da pittoresche fiere come il Festival dei Quadri Viventi. Tutti partecipano ai consigli cittadini per prendere parte, tra discussioni e votazioni per alzata di mano, alle decisioni che riguardano la comunità. Non manca qualche battibecco, ma in genere tutti i cittadini vanno d'amore e d'accordo perché tutti, anche il sindaco arrogante, l'antiquaria bigotta e lo strambo del villaggio, sono, in fondo, semplicemente adorabili. Non ci sono neanche quei fastidiosi, quotidiani delitti che infestano la vicina Cabot Cove e danno tanto da fare a Jessica Fletcher, La signora in giallo. In compenso gli abitanti sono affetti da una parlantina fuori dal comune, una loquacità super che porta più d'uno spettatore a chiedersi se anche questa cittadina sia stata colpita da qualche strano tipo di meteoriti radioattive.

Se tutto questo vi sembra noioso e siete pronti ad esplorare luoghi meno frequentati, allora preparatevi a volare fino ai confini della realtà: si va a Cecily, Alaska, a conoscere Un medico tra gli orsi. Un posto unico nel suo genere: anche qui nulla è ciò che sembra ma, per una volta, in positivo. Dimenticate stereotipi e preconcetti: un minuscolo paesino di frontiera abitato da quattro montanari eccentrici si rivela un mondo ricco di umanità... e di inesauribili sorprese. A Cicely potete fare la conoscenza di un vecchio cuoco che vive come un eremita nei boschi, un ex galeotto che parla di musica e poesia alla radio, un'indiana che non parla mai ma la sa lunga. Qui è possibile imbattersi in scoperte e tesori inauditi: l'anello di Fellini, il corpo di Napoleone perfettamente conservato in una lastra di ghiaccio... o un motociclista nero di passaggio che scoprirai essere tuo fratello mentre ammiri con lui l'aurora boreale. Solo qui può succedere che le persone cambino aspetto a seconda dei pregiudizi di chi guarda, il rabbino della tua infanzia abbocchi all'amo mentre sei a pescare trote nel lago, gli spiriti indiani appaiano per guidarti nella tua ricerca. Insomma, Cicely dimostra che la vita, anche la vita di provincia, è più ricca, misteriosa e magica di quello che può apparire allo sguardo frettoloso e prevenuto di un cittadino di New York.

La provincia per eccellenza

Ma se invece non avete tempo per un itinerario così impegnativo e volete comunque scattare qualche foto ricordo della provincia telefilmica, acquistate direttamente un biglietto per Springfield. La cittadina della famiglia Simpson è La Provincia per eccellenza, racchiude in sé tutti i paesini e sobborghi di 60 anni di telefilm, e molto di più. Attraverso le vicende della sua eterogenea popolazione, Springfield ha dipinto un ritratto minuzioso ed efficace della media cittadina americana.

C'è la comunità di credenti che si ritrova la domenica in chiesa come a Glen Oak, con i religiosissimi Flanders che ci ricordano gli insopportabili MacKenzie di Settimo cielo; l'attenzione per i padri fondatori e le rievocazioni storiche in costume, nonché la rivalità con l'odiato paese confinante, come a Stars Hollow; la famiglia di bifolchi del sud in stile Hazzard; bulli, smorfiose, nerd e tutta la fauna scolastica di Capeside; il circolo di casalinghe pettegole e un po' snob come a Wisteria Lane ed Agrestic. C'è il lato oscuro della provincia, come a Twin Peaks e Neptune, la cittadina di Veronica Mars: la dipendenza dall'alcool, i piaceri proibiti ma diffusissimi della Maison Derrière, i cittadini pronti a impugnare i forconi e farsi giustizia da soli; e poi il crimine organizzato, la massoneria, la polizia corrotta, il sindaco donnaiolo e pericolosi delinquenti come Telespalla Bob. Anche qui insomma c'è il marcio sotto le villette a schiera... letteralmente: è la spazzatura che gli abitanti hanno deciso di sotterrare, e rimuovere così dalla lista delle priorità, ma che all'improvviso erutta in tanti pestiferi geyser di rifiuti nei viali della cittadina. Come a Sunnydale, scenario di Buffy l'ammazzavampiri, il soprannaturale con tutta la sua fauna di mostri è parte integrante della vita della vita cittadina, attraverso gli episodi dell'orrore di Halloween; ci sono perfino gli alieni, Kodo e Kang, anche se un po' meno attraenti di quelli di Roswell. Infine, come a Cicely, anche qui può succedere di tutto, le sorprese sono dietro l'angolo la vita può e personaggi può aprirsi alle situazioni più improbabili e surreali, o prese in prestito dai classici del cinema e della letteratura.

Insomma, se volete immortalare in un'unica foto l'essenza di Telefilmville, fate un salto a Springfield... sempre che riusciate a scoprire dov'è.


(Ovviamente questo è un viaggio molto rapido per la provincia americana, poco più che uno sguardo dal finestrino... dell'aereo. Avendo a disposizione più di 10.000 battute si potrebbe scrivere qualcosina in più sul tema, magari riuscendo ad approfondire... ne verrebbero fuori un paio di libri formato Stephen King! Magari in futuro, chissà...)

martedì 18 settembre 2007

2°giorno in India: Bombay Fever



Il mantra del secondo giorno è lo slogan del canale satellitare AXN ricamato sul cappello di Francesco: "Relax. If you can". Perché noi ci proviamo, a rilassarci, ma proprio non riusciamo tra le auto che sfrecciano ovunque, i mendicanti sfigurati, le zanzare, la pioggia, il cellulare rubato da denunciare a polizia e assicurazione. Il relax arriva solo quando ci troviamo davanti a un magnifico piatto di cucina indiana. Cibo che avevo visto solo nei miei sogni più selvaggi, cose che voi umani non potete neanche immaginare. Come i gamberoni in salsa curry. O il mitico Thali, riso a volontà servito su una foglia di banano, accompagnato da una dozzina di ciotoline con diverse salse vegetali, più due o tre tipi di pane: si mischia il tutto, con le mani, si mangia, sempre con le mani cercando di non sporcarsi fino al gomito, si chiede altro riso, altre salse, altro pane fino a che la pancia, gonfia tipo airbag per tutte quelle verdure, non rischia di esplodere in stile Kreosotos.
Poi, mentre portiamo le nostre pance piene in giro per i decadenti palazzi vittoriani di Bombay, visitando l'antica università ci imbattiamo in due studenti indiani molto simpatici, Mike e Ajib. Prima ci offrono un tè, poi si offrono di guidarci in giro per la città. E' la svolta. Con i nostri nuovi amici visitiamo templi, giardini e mercati. Just a perfect day... in Bombay! Sembra incredibile... E' la prima di una lunga lista di sorprese che l'India ci riserverà, spiazzandoci ogni volta che pensiamo di aver capito come vanno le cose.
Con i nostri amici finisce tutto a tarallucci e vino. Che in questo caso significa vongole masala e birra Kingfisher. Mangiamo e beviamo alla grande, ci dividiamo anche un granchio tandoori, e, mentre con le mani unte peschiamo tutti e quattro dal piatto comune, mi rendo conto che i nostri propositi igienici contro amebe e vari germi tropicali sono già stati archiviati il secondo giorno di viaggio. In genere si "sbraca" dopo un paio di settimane, stiamo bruciando le tappe! Ma è vero che sembra passato un mese da quando questa mattina siamo andati a telefonare all'assicurazione sotto la pioggia...

A mezzanotte prendiamo il treno per Goa, appesantiti ma in fondo più leggeri. Stavolta non solo la pancia ma anche il cuore è pieno d'India.








lunedì 10 settembre 2007

1° giorno in India: Bombay Shock



La più grande lavanderia di Bombay... senza lavatrici


Ecco cosa avevo scritto, nel mio quaderno, dopo il 1° giorno in India.

Vai all'aeroporto, entri in un territorio internazionale, viaggi in aereo per ore con passeggeri internazionali, ti servono cucina internazionale. Poi arrivi a destinazione di notte, ti infili in un taxi sotto la pioggia battente, non si vede niente, arrivi nel primo alberghetto decente che trovi, vai a dormire. La mattina dopo ti svegli, esci e... BOOM! sei su un altro pianeta.
Cammini per strada e ti senti come gli astronauti durante l'allunaggio, sfasato, spaesato, gli occhi spalancati sul nuovo mondo. Il fango, il traffico, le mucche, i mendicanti, le zanzare, i truffatori che insistono per pulirti le orecchie, le fiat anni '50, gli autorisciò, cioè apecar gialle che corrono all'impazzata, e su tutto l'odore di pioggia e spezie, e il rumore dei clacson che ti accompagna ovunque.
Niente poteva prepararti veramente a tutto questo, nessuna guida.
Ci facciamo coraggio e percorriamo l'itinerario consigliato. Due turisti occidentali completamente digiuni di storia e cultura indiane. A metà giornata mi chiedo se siamo come quegli americani o giapponesi che visitano Roma in 2 giorni o tutta l'Europa in 10, cogliendo solo la superficie delle cose, guardando i monumenti indicati sulla mappa, il Vittoriano, il Colosseo, il Palazzaccio, senza cogliere l'essenza del posto. Probabilmente sì. Ma, anche così, non è poco. Qui la superficie è abbastanza per sconvolgerti, lasciarti a bocca aperta, farti riflettere.
Francesco riassume questi miei pensieri, dubbi, preoccupazioni in una sola parola che continua a ripetere tutto il giorno, come un mantra: "SHOCK!".

giovedì 6 settembre 2007

Quattro amici, una chitarra e un limoncello

La sposa

Lo sposo... con un geco attaccato

Lo sposo con qualcuno alla sua altezza

La cariatide

Il telamone



E' gradito l'abito indiano


La gita scolastica

Salerno Hills 90210


O' mare


Amalfi


Dalla settimana enigmistica, il 6928357732542° Quesito con la Lucry:
Lucry e il suo ragazzo sono andati in vacanza per 30 giorni nell'India del sud, con la sua natura selvaggia (avvistati 4 tipi di scimmie, 1 orso, 1 serpente, 2 cervi, 100 aquile, 1000 corvi, 3000 zanzare, 5000 bacarozzi), la sua cultura tutta da scoprire (visitati 62 templi, ricevute 62 benedizioni, visti 2 film di Bollywood, stretto la mano a 836 indiani e promesso di inviare una foto a 29), i suoi ottimi ristoranti a buon mercato (bevuti 600 litri di tè, 300 di succo di mango, 100 di latte di cocco, ingurgitati 100 kg di parota, 50 di naan, 1000 di verdure varie e 2000 di riso, con una media di 15000 spezie al giorno). Calcolate il numero di foto scattate e il numero di chili di troppo accumulati. Oppure lasciate perdere tutti questi numeri e trovate gli oggetti mancanti.
In effetti, a voler essere proprio tanto pignoli, e anche un po' ingrati, qualcosa mancava. 3 "oggetti" che abbiamo recuperato grazie a un super weekend improvvisato tra Amalfi e Roma: gli Amici, il Mare, la Pizza. Siamo davvero insaziabili? Si, lo ammetto... ma avevamo una buona scusa.
La nostra amica Elisa che vive in California ha ottenuto la Green Card (ma perché tutti i pezzi di carta di valore negli USA devono essere verdi?) e, non essendo più un'aliena indesiderabile, né un oggetto non identificato in attesa di giudizio, può finalmente uscire e rientrare negli States a suo piacimento, come una persona libera. E' arrivato quindi il momento di festeggiare a Salerno con amici e parenti italiani il suo matrimonio con Sterling, in realtà avvenuto sei mesi fa in un'altra baia, quella di San Francisco. Così, appena tornati, neanche il tempo di disfare le valigie, cioè i nostri zaini ancora "speziati" dal viaggio, ci siamo rimessi in movimento. Sulla costiera amalfitana abbiamo nuotato, chiacchierato, banchettato, siamo andati tutti insieme in gita scolastica a Paestum e abbiamo battuto il nostro record personale mangiando (ottima) pizza per 3 giorni di seguito, pranzo e cena, preferibilmente seguita da sfogliatella, caffè alla nocciola e limoncello.
Poi, invece di tornare subito a Milano, tappa a Roma per la festa-a-sorpresa-di-non-compleanno di mio fratello. Un altro festeggiamento fuori tempo massimo, visto che è nato a luglio. Un'altra provvidenziale scusa per una rimpatriata, alcoolica, tra amici e familiari.
Ecco, ora abbiamo davvero avuto tutto il meglio dall'estate.
E abbiamo anche esaurito le scuse.
A meno che qualcuno non decida di invitarci a banchettare in un altro luogo esotico. Non formalizzatevi con le date, ci sarebbero ancora Ferragosto e San Lorenzo da festeggiare... per non parlare dei non-compleanni... coraggio, non fateci aspettare fino a Natale...
... allora, nessuno???
A questo punto non sappiamo più cosa inventarci: mi sa che è proprio arrivato il momento tanto temuto, quello che abbiamo cercato in tutti i modi di rimandare, Il Momento Di Disfare Lo Zaino. Seguito da quell'altra inevitabile calamità di fine estate, puntuale ogni anno come gli uragani in Florida... La Fine Delle Vacanze.

(Ma non per la sposa che, ormai a piede libero, se ne va da sola all'Oktoberfest. Prosit!)

lunedì 27 agosto 2007

Thank U India


Ieri, dopo 36 ore di viaggio con 1 bus sgangherato senza finestre, 1 bus deluxe con aria condizionata, svariati autorisciò, 1 aereo indiano, 2 aerei svizzeri (per un totale di circa 8000 controlli di passaporti) e, finalmente, la metropolitana, siamo tornati a casa. E' stato un viaggio indimenticabile, 30 giorni di scoperte e sorprese... che avrei voluto annotare man mano nel blog, ma ci siamo resi conto subito che gli internet point erano per lo più baracche nella giungla con computer vecchisimi e connessioni lentissime. Per cui i ricordi sono rimasti tutti ben custoditi nella nostra mente e nel nostro cuore... nonché in 21 rullini e 3 giga di foto!
In questi giorni, con un po' di pazienza e di tempo libero, trasferirò un po' della mia memoria, ormai in overload di sensazioni, esperienze e riflessioni, nel blog.
Tanto per cominciare, a mo' di introduzione, ecco 2 liste. Può sembrare schematico elencare i pro e i contro dell'India, invece rende bene il continuo alternarsi di sensazioni opposte e il costante lavorio interiore per comprendere un paese così pieno di contrasti.

Cose che ci sono piaciute dell'India:
- i colori, ovunque
- i sapori della loro ricchissima cucina, specialmente le parota e tutti i diversi tipi di pane, i gobi manchuri e tutti i mille modi appetitosi di cucinare le verdure tanto da far credere a Francesco di mangiare carne mentre si trattava in realtà di cavoli, i samosa e gli snack fritti, il cocco da bere e mangiare a ogni angolo di strada, il succo di mango
- i templi sparsi per le colline e le risaie di Hampi e quelli cittadini, coloratissimi e affollatissimi, di Madurai e Trichy
- il gelsomino nei capelli delle donne, così profumato da sovrastare qualunque cattivo odore della strada
- tessuti e colori dei loro sari, una gioia per gli occhi
- la giungla
- i ventilatori ovunque al posto dell'aria condizionata: in ogni bar, ristorante, stanza d'albergo e anche al cinema e in treno. Efficaci ed ecologici

- la simpatia, la genuinità e l'ingenuità degli indiani che ci avvicinavano per strada per stringerci la mano e chiederci da dove venivamo, ci chiedevano di esser fotografati con noi come con degli animali rari, ci offrivano da mangiare anche se avevano meno di noi
- fiori e mercati dei fiori
- il , buonissimo e diversissimo dal nostro. E il fatto che potevi trovarlo ovunque, per strada, in treno, sulla spiaggia.
- gli alberi giganti
-
le farfalle giganti
- l'eredità di Ghandi che ha reso l'India indipendente senza alcuno strascico di rancore per l'occupante o per l'Occidente in genere: "odiare il male e non chi ne è portatore"
- le spezie
- le scimmie

- l'eleganza innata degli indiani che, nelle strade fangose allagate dai monsoni, vestono sari lunghi fino ai piedi, le donne, o completamente di bianco, gli uomini, senza mai sporcarsi
- la vendita di medicine al dettaglio e a prezzi modici (puoi compre 1 aspirina!)
- i bambini con le divise colorate della scuola... ma a piedi nudi
- sentirsi per una volta come Madonna quando un'intera scolaresca ti travolge per stringerti la mano
- l'hinduismo, una religione completamente diversa, in cui si adora un fallo gigante spesso posato su una vagina gigante da cui scaturisce l'acqua benedetta, una religionein cui Dio Cobra e Dio Scimmia non sono bestemmie!
- mangiare sempre con le mani, soprattutto mangiare
con le mani il riso salsoso nei ristoranti chic, mentre al tavolo accanto uomini d'affari in giacca e cravatta fanno altrettanto
- gli elefanti
- le cavigliere
- le medicine e i cosmetici dell'ayurveda, naturali al 100%
- la natura, Monsoni esclusi
- gli autobus pubblici, frequentissimi, che si fermano se per strada alzi la mano e puoi comodamente fare il biglietto a bordo
- la sensualità delle donne indiane, col sari che lascia scoperta una spalla e fa intravedere la pancia, i fiori nei capelli e i gioielli ovunque, dal naso alle dita dei piedi
- il modo di pregare degli induisti, portando al tempio offerte di fiori e noci di cocco, disegnando elaborati fiori di loto sul pavimento dei templi e davanti alla soglia di ogni casa
- l'ottimismo degli indiani che, a differenza degli italiani, dopo 60 anni di repubblica e con una classe politica parimenti corrotta, inciuciona e inefficace, ancora lottano, scioperano, manifestano, boicottano: contadini senza terra che strappano terreni alle multinanzionali straniere o tribù che ottengono la chiusura di una fabbrica della CocaCola inquinante.
- gli uomini con la gonna
- le sorpese, sempre

Cose che non ci sono piaciute dell'India:
- il loro folle modo di guidare, lisciando i pedoni, senza mai (giuro: mai in 30 giorni) usare i freni, manifestazione evidente dell'abitudine ad una scarsa considerazione della vita umana
- l'indifferenza generale per l'alluvione più grande della storia che ha colpito molti territori indiani causando migliaia di vittime e sfollati, vedi sopra alla voce "vita umana"
- i venditori di souvenir e gli autisti di autorisciò che ti parlano ma non ti ascoltano
- vedere le donne spazzare le strade o strappare le erbacce letterlamente piegate in due, quando basterebbe aggiungere un manico alle scope e alle vanghe
- vedere famiglie intere che dormono per strada
- Bangalore, una città che unisce il peggio dell'india al peggio dell'occidente: strade fangose e allagate, traffico, smog, miseria + orrendi centri commerciali, scadenti vestiti occidentali, le grandi multinazionali. Il pensiero che questo possa essere il futuro dell'India: fascinazione per gli aspetti più deteriori dell'occidente, capitalismo sfrenato, nuova colonizzazione culturale ed economica (vedi abbandono del sari che ha significato finora non solo identità ma indipendenza economica dai paesi stranieri, così come nei progetti di Ghandi)
- le guesthouse segnalate dalla Lonely Planet, da evitare in blocco, perché diventano immancabilmente arroganti e carissime
- i "bacarozzi" giganti con le antenne
- i sacerdoti nei templi che ti danno la benedizione solo perché vogliono un'offerta
- gli uomini che pisciano per strada (ecco spiegata la necessità dei gelsomini profumati)
- tutti sputano in continuazione, si scaccolano, ruttano in dolby surround senza il minimo pudore
- le custodi dei cessi pubblici che tentano di fregarti 1 rupia e i genere tutti quelli che considerano i turisti come portafogli ambulanti perché, per abitudine e ignoranza, sono abitutati a pensare che i soldi possano arrivare solo da fuori, dagli stranieri... e non sanno che
potrebbero pretendere qualcosa anche dal loro governo: una più equa distribuzione delle risorse. Se solo votassero. Se sapessero di essere parte di una democrazia. Invece, mentre le gioiellerie sono sempre piene di indiani che spendono cifre da capogiro in oro, le strade sono piene di mendicanti
- tutti buttano cartacce per terra in continuazione, sporcando città, boschi e spiagge con indifferenza, tanto più incomprensibile per un popolo la cui religione si basa sull'adorazione della natura
- la generale sessuofobia (sull'autobus, ad esempio, uomini e donne evitano di sedersi vicini e, se proprio ci sono costretti, si siedono in pizzo scomodissimi per evitare il minimo contatto!)





I colori












I templi


Gli immancabili gelsomini


Vagone letto con ventilatori


Zozzone che fa il tè


Figli di Ghandi


Unghiata di tigre




L'uscita da scuola


Il lingam, fallo simbolo di Shiva, e intorno, scavata nella roccia, la vagina


Nandi, il toro guardiano del tempio


Naga, il dio cobra



Hanuman, il dio scimmia







Donne in preghiera



Uomini in "lunghi"


Donne che strappano le erbacce






Elefanti... con cavigliere


sabato 28 luglio 2007

Salumi, baci e kryptonite


Aaaahhhhhhh!
Era un po' che non mi sfogavo, volevo dire, scrivevo sul blog. Nelle ultime due settimane, in realtà, ho scritto tanto... ma per Telefilm Magazine di settembre. A pagamento quindi: yahooo! (esclamazione di gioia, non pubblicità). E poi anche lì ho potuto dare sfogo a una parte
di me oscura e bisognosa di comunicare: quella nerd. Quella cioè che si domanda se è peggio vedersela con i freak mutanti di Smallville o le casalinghe di Wisteria Lane. O chi vincerebbe in una scazzottata tra Buffy e Sidney Bristow. O se alla fine la Kryptonite fonderà insieme Clhloe e Lois in un unico personaggio col carattere di una e il corpo dell'altra. E altri laceranti interrogativi che, lo so, ora assilleranno anche voi.

Ora Francesco ed io siamo in partenza per Krypton, nel Buffyverse. No, scusate, per l'India, ma penso che l'effetto che faccia a un occidentale sia più o meno lo stesso. Con il curry al posto della kryptonite, più buono ma altrettanto potente. Quando scrivo che siamo in partenza ora, intendo proprio stanotte, tra un paio d'ore (di frenetici preparativi). La vacanza inizierà con noi due che, alle tre di mattina, con gli zainoni quasi vuoti, solo mutande e medicine, ci incamminiamo verso la stazione dove prenderemo la prima navetta per l'aeroporto. E poi, finalmenteeee...... si dorme in aereo (scusate l'anticlimax, ma i preparativi ci hanno sfiancato!).

Ci vediamo o ci sentiamo a settembre, quando torneremo (torneremo? ecco un altro inquietante interrogativo, eh eh) carichi di spezie, bei ricordi e tanti allegri germi tropicali. Buone vacanze a tutti!

Potter, Peace and Love


Ora tocca a me: vi dirò tutto, non potete fermarmi... AH AH AH AH AH AH AAAH (risata satanica). Allora:

Harry è un alieno
Hermione è un lupo mannaro
Snape è un agente assicurativo (Aaaaah, orrore!)
Ron è il figlio segreto di Voldemort... e Petunia
Tonk è un trans
Poi arriva Godzilla e, d'accordo col maggiordomo, ammazza tutti. Tranne Hagrid che scappa in Sudamerica e diventa prima un divo delle telenovelas, poi presidente degli Stati Uniti.

A parte queste, risapute, notizie, non rivelerò altro. Se non che il romanzo mi è piaciuto moooolto. E mi ha fatto pensare che Harry Potter e John Lennon hanno in comune qualcosa di più importante della montatura degli occhiali: "Love is the answer". Il protagonista della saga, quello con il nome in copertina, non è il mago più potente, geniale o preparato, ma quello che ha più cuore.
Altri punti a favore del libro: è contro ogni discriminazione: di classe, sesso, nazionalità, razza. Maghi, muggle, elfi, goblin, centauri, giganti: all together now! E ci regala molti ritratti di ragazze forti e intelligenti.
E' contro la vendetta. Ma esalta la resistenza.
Insegna a non fidarsi ciecamente dell'autorità, ma ad usare il proprio spirito critico. I ministri (qui sfonda una porta aperta), i professori, l'informazione, le grandi personalità pubbliche: si tratta sempre di uomini. Tutti hanno le loro debolezze, tutti commettono degli errori. Non bisogna mettere nessuno sul piedistallo.
Io però qualcuno lo vorrei mettere, se non su un piedistallo, almeno su un marciapiede molto alto, di quelli che quando scendi con la bici ti fai male: lei, la Rowling. Che ha saputo creare un mondo fantastico, complesso e sempre coerente. Che ci ha fatto andare all'una di notte
in libreria come se andassimo a una festa. Che è riuscita, nel finale a far quadrare tutto, a svelare ogni mistero, a rendere significativo ogni dettaglio o personaggio incontrati nei libri precedenti. E a commuovermi più di una volta. God save the Queen!
Per concludere con sentimento, il tutto sempre rigorosamente british, citerò Paul McCartney dal mitico medley di Abbey Road: la canzone si intitola, appunto, THE END. "And in the end, the love you take is equal to the love you gave". Pace, fratello.

venerdì 27 luglio 2007

Ultime notizie: l'assassino è il maggiordomo





... fine.
Wow.

Ora che ho letto, in tempo record, l'ultimo Harry Potter, posso interrompere l'isolamento, uscire di casa, leggere i giornali, accendere la TV, riattaccare il telefono e rivolgere la parola a Francesco che l'ha letto prima di me...

Anche se, a dire la verità, è stato tutto inutile: con il prezioso libro comprato da meno di un'ora, alle due di notte, cercando una cosa su internet, capito sulla homepage di Repubblica e trovo il finale scritto a CARATTERI CUBITALI, impossibile non leggerlo.
ARGH... Era spiegato tutto nel titolo, non dovevi neanche leggere l'articolo!!
... no, dico, nel titolo: ci rendiamo conto? Senza possibilità di scampo!
Vabbè, poi mi passa... Ma nel frattempo continuo a inveire.
Una dimostrazione di grande giornalismo dal nostro quotidiano che avrà inviato un, chiamiamolo così, "reporter" in libreria all'una di notte per leggere subito le ultime 10 pagine del romanzo e realizzare, chiamiamolo così, lo "scoop". Evidentemente in Italia, dove ormai abbiamo dimenticato cosa sia l'informazione, si pensa che questo sia giornalismo investigativo. Mmm, non esattamente quello che mi hanno insegnato alla facoltà di comunicazione.
Mi immagino l'inviato in libreria, a sgomitare nella fila per battere sul tempo i colleghi di altri quotidiani sparsi nelle librerie di mezza Italia. Se i lettori in fila lo avessero saputo, sono sicura che li avrebbero dissuasi dal parlare ("cantare") con argomenti degni del Padrino...


venerdì 6 luglio 2007

TotoPotter


Il momento della verità si avvicina, il 21 luglio finalmente sapremo...
Non è Nostradamus che lo dice, ne uno dei pastorelli di Fatima, ma milioni di nerd in tutto il pianeta... i fan di Harry Potter.
Quel giorno infatti,
come tutti noi (nerd) ben sappiamo, uscirà l'ultimo definitivo capitolo della saga del celebre maghetto.
Ora, io non andrò a comprarlo il 20 luglio a mezzanotte e un minuto, e sopratutto non lo leggerò tutto d'un fiato fino all'alba del 21, perché fortunatamente ho ancora una vita nel mondo reale e cerco di dargli la precedenza. E poi sono lenta a leggere.
Quindi, chiunque lo legga prima di me è diffidato dal rivelarmi qualunque indizio. Non voglio sapere in anticipo come andrà a finire. Non voglio sapere chi morirà in questo libro. Chi tradirà. Chi è in realtà chi. Neanche chi scopa con chi. E non vale giustificarsi dicendo "ma lo sanno tutti" o "l'ho letto in internet" o "l'ho visto su Blob" o "c'è stato un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette". Pena la fulminazione immediata mediante Abra Kadabra... no, Anvedi Kedavra... no... vabbè, ci siamo capiti.


ATTENZIONE, LEGGERE CON CAUTELA, INFONDATE E DELIRANTI SPECULAZIONI SUL GRAN FINALE.

..........

Ho detto: con cautela.

Potremmo anche averne azzeccata qualcuna.

Poi non dite che non eravate state avvertiti.

..........

Vabbè, allora, per quello che vale, ecco le previsioni, assolutamente personali, probabilmente sbagliate, che abbiamo fatto Francesco ed io dopo accaldate discussioni sulle sudate carte (eravamo in spiaggia).
1.
Snape è effettivamente un gran bravo ragazzo. Perché ha l'aspetto, lo sguardo, il comportamento, le ambiguità e il passato di un cattivissimo e tutti pensano che sia cattivissimo... tranne Dumbledore. Quindi, se fosse davvero cattivissimo, sarebbe una gran banalità. E soprattutto Dumbledore sarebbe un cretino. Gli sporchi dettagli: Snape odia Harry, come odiava suo padre, perché da giovane era innamorato di Lily, sua madre (erano tutti e due geni di Pozioni e i cocchetti di Slughorn). Fulmina Dumbledore, d'accordo, può capitare anche ai migliori... ma solo perché obbligato a fare così dall'umbreakeable vow, sicuramente era nei patti con D che si sacrifica per la causa. Ma esita prima di uccidere Harry, proprio per dargli il tempo di salvarsi (e non semplicemente perché è idiota come tutti i cattivi nei film di James Bond). Insomma: Snape non è cattivo, solo rosicone.
2. C'è un po' di Voldemort in Harry... perché Harry è l'ultimo horcrux. Questo è successo grazie a un incantesimo fatto al momento dalla madre che ha trovato così l'unico modo per salvare il figlio dall'Adava Kedavra: trasferire in lui una parte di Voldemort. Per questo Harry è in contatto con la mente di Voldemort e capisce la parseltongue. Quindi, per poter sconfiggere definitivamente il cattivo, deve morire anche lui. (AAAAARGH!). In questo senso Harry è il prescelto e il destino dell'uno è indissolubilmente legato a quello dell'altro. Kate Rowling ha dichiarato che in questo libro moriranno due personaggi principali... potrebbero proprio essere Harry e Voldemort.
3. E vissero (quasi) tutti felici e contenti...
... tranne Kate Rowling che
sarà quindi rapita da una frangia estremista di Integralisti Potteriani e, come il personaggio del libro di Stephen King, legata al letto e costretta a riscrivere il finale. "Potter non deve morire"...

giovedì 5 luglio 2007

Un giorno in questura

Oggi ho fatto 2 ore di fila per rinnovare il passaporto.
Ne farei anche 4 per rinnovare la speranza di trovare un lavoro prima dell'estate.
Già che ci sono, chiederei anche un duplicato della mia autostima, perché ormai deteriorata.
La mia laurea, invece, è scaduta da tempo. Non ha più alcuna validità da quando le oche concorrenti dell'abominevole show "La sposa perfetta" hanno dichiarato in diretta TV di essersi iscritte a Comunicazione per sfondare nel mondo dello spettacolo. In pratica la facoltà in cui ho studiato per 5 anni è diventata il ritrovo delle aspiranti veline!
Aiuto. Devo denunciare lo smarrimento di me stessa.

mercoledì 27 giugno 2007

I want to believe


Invio i miei CV nel
cyberspazio e attendo risposte. Come gli scienziati della NASA che inviano messaggi nel cosmo nell'eventualità di una risposta da forme di vita aliena. Le probabilità di feedback sono più o meno le stesse.
The truth is out there. Sì, ma dove? Datemi l'indirizzo.
C'è davvero vita nel cyberspazio? Intendo vita intelligente. Escludiamo quindi le richieste di contatto che provengono da forme di vita primitive e sottosviluppate, oscure presenze che per qualche motivo ci tengono a informarmi quotidianamente su come allungare il mio pene (?), comprare un vero finto Rolex, perdere peso nella doccia.
Io voglio credere che ci sia anche vita intelligente lì fuori e allora insisto, invio di nuovo, telefono e ritelefono. E qualche volta riesco a stabilire un contatto. Deboli segnali, basta un niente, una lieve esitazione, per perderli. Qualche rara volta arrivo fino all'incontro ravvicinato del 3° tipo. Ma, come nel film di Spielberg, non si rivela all'altezza delle aspettative: dopo tanta fatica, ci si limita a strimpellare insieme 4 note sull'organetto Bontempi. Possibile che sia tutto qui? Divertente, per carità. C'è sintonia tra di noi, questo è importante. Poi però ognuno se ne torna sul proprio pianeta.

Ma forse, dal loro punto di vista, sono io l'alieno... Un oggetto non identificato nella loro casella postale. Una forma di vita rara e sconosciuta, vicina all'estinzione, quasi mitologica: un aiuto regista di cartoni animati. O peggio, una creatura mostruosa, un pericoloso organismo che, come un virus, mira a introdursi nel sistema per cibarsi delle risorse aziendali. ORRORE!!
E allora, che l'invasione abbia inizio. L'avevo detto che volevo diventare Padrone di Mondo, no? La regola del 9 sarà il mio Plan 9 From Outer Space. Si salvi chi può...

martedì 19 giugno 2007

S... COMPARSE


In quale lavoro puoi avere per colleghi un'attrice, un cartomante, una veterinaria, un dj, un pensionato, un orefice, uno studioso di Ariosto, un ranger dell'idroscalo nonché controfigura di Jerry Scotti?
In quale lavoro sei
apprezzato per la tua capacità di occupare spazio?
In quale lavoro è vietato vestirsi di viola ma è gradito l'abito arancione? (o il calzino verde fluo e in genere tutti i colori da trip acido che ti permettono di staccare dallo sfondo...)

In quale lavoro la tua professionalità dipende dal numero massimo di volte che riesci ad andare al bagno, accavallare e scavallare le gambe, metterti e toglierti la giacca senza sembrare innaturale?

In quale lavoro sei pagato per fare le parole crociate, due chiacchiere, un pisolino, mentre tutti gli altri intorno a te lavorano davvero?
Indizio: il lavoro misterioso si svolge in un finto treno in un capannone in mezzo al nulla.
Risposta: la comparsa in una fiction TV sui pendolari.

Da oggi non siamo più comparse. Ieri, 19 giugno, alle ore 19.30 abbiamo girato l'ultima scena dell'ultimo episodio e, dopo nove lunghi mesi, io e il mio eterogeneo gruppo di colleghi e compagni di viaggio siamo ufficialmente scesi dal treno.
Dopo nove mesi di gestazione nel vagone, siamo ri-nati e pronti a muoverci di nuovo con le nostre gambe. Diretti non si sa bene dove. Ma ognuno per la sua strada. Buon viaggio a tutti!!!

venerdì 8 giugno 2007

5 x 2006+2007 : €+IVA x §#%$@*! = ???


In 20 anni di studio, dalle elementari al master, ho imparato bene almeno 1 cosa. E però è sbagliata, come diceva Quelo. Ho imparato che l'anno inizia a settembre e finisce a giugno. Quindi per me questo, e non il 31 dicembre, è il momento per i bilanci.

Allora, negli ultimi 10 mesi ho cambiato 5 lavori:
- aiuto regista di cartoni animati
- aiuto art director per un'azienda di cartoni animati
- comparsa per una fiction TV
- traduttrice di circolari delle suore mariste e bollettini dei frati scolopi
- redattrice freelance di articoli sui telefilm

Facendo un bilancio complessivo dei 5:
# lavori belli, creativi e che vorrei fare per tutta la vita: 2
# lavori ben pagati: 2... ma non gli stessi 2 di prima
# lavori che suonano bene in teoria ma poi mi sono chiesta chi me lo ha fatto fare: 1
# lavori a contatto con la gente: 2
# lavori che ho potevo svolgere da casa in pigiama: 3
# lavori che potevo stare a casa in pigiama a guardare la TV e dire "sto lavorando": 2
# massimo di lavori svolti contemporaneamente: 3
# lavori che mi hanno fatto stare alzata la notte fino a tardi: 4
# lavori che mi hanno fatto alzare la mattina presto: 2
# lavori per i quali è stata utile la tesi di laurea sui Simpson: 3
# lavori che si svolgevano su un treno: 1
# lavori durante i quali non cercavo altri lavori: 0
# lavori nei quali ho imparato qualcosa: 5

Voto complessivo: 6-- che non è la media matematica dei voti dei singoli lavori ma il risultato, provvisorio e mutevole, di una serie di variabili organizzate nella seguente equazione:
(tempo + umore + musica che sto ascoltando) x (soldi nel conto in banca) : (chili di troppo) / speranze per il futuro.


5 lavori che vorrei svolgere l'anno prossimo:
- giovane promessa della regia di film, telefilm, videoclip, animati e live-action
- critica televisiva freelance con molto lavoro, molto seguito tra i lettori, e molte soddisfazioni, anche economiche
- producer di un mio progetto di serie TV animata destinato ad avere un grande successo
- proprietaria e cuoca di un accogliente caffè con cookies e muffin fatti in casa, come quello nel film Stranger than fiction, da chiamarsi "Simple Pleasure Cafè" come uno molto carino che ho visto a San Francisco
- Padrone di Mondo

mercoledì 6 giugno 2007

Do you believe in rock and roll? Can music save your mortal soul?


40 anni fa si "celebrava", in un tranquillo paesino della California del nord, il leggendario Monterey Pop Festival. Come per un altro mitico evento in un altrettanto insospettabile paesino della provincia americana, furono 3 giorni di pace, amore e musica. Grateful Dead, Janis Joplin, Jimy Hendrix, Jefferson Airplane, The Who, Otis Redding, Mamas & Papas, Simon & Garfunkel... Il tutto nell'irripetibile cornice della Summer of Love.
Perché io non c'ero? Forse in quei giorni avevo l'influenza... Ah, no, ecco: non ero nata. (Promemoria per le prossime vite: cercare di venire alla luce in tempi più ispirati).
Quello di Monterey è stato un evento speciale, inimmaginabile e irripetibile nei nostri giorni, in cui il rock è ormai, secondo la definizione di Lester Bangs in Almost famous, "the industry of cool", più marketing che anima (Oddio, parlo come un vecchio hippie nostalgico... è grave? mah, io continuo...). Era il tempo in cui la musica aveva qualcosa di vitale e trasgressivo, tanto che gli amanti del rock erano guardati con sospetto dagli abitanti della cittadina "invasa". Oggi sono guardati con l'acquolina in bocca, come dei portafogli ambulanti da alleggerire. In più, All you need is love è diventata la sigla di un programma TV trash e l'unica "good vibration" è quella dei giocattoli da sexy shop.
Gli spettatori intervistati nel commovente documentario sul festival del '67, invece, sentivano la "vibration floating in the air". Merito della maijuana ancora oggi coltivata nell'alta California, ma non solo... C'era anche l'LSD. Ok, ma non intendevo quello...
Una ragazza descrive l'evento come "Natale, Pasqua e il compleanno di ognuno di noi messi insieme". Ecco, io me lo immagino così: una festa e un rito sacro. Migliaia di fedeli riuniti per celebrare la potenza, la bellezza, il mistero del rock. Amen.

venerdì 1 giugno 2007

Che aria tira

"Il tempo previsto per oggi è: tendenza alla negazione in aumento" (Chuck Palahniuk, Diary).

Fa più notizia la cocaina nell'aria di Roma che il biossido di carbonio nell'aria di tutti.
Certo, la prima è una curiosità inedita che ravviverà le nostre conversazioni sul tempo in ascensore. E attirerà altri turisti n
ella capitale: alla vostra destra il Colosseo, e ora facciamo tutti un bel respiro profondo...
La seconda, invece, porterà semplicemente al collasso del pianeta. Mmm... noioso, cambia canale.
Tra trent'anni il polo nord sarà completamente sciolto con conseguente innalzamento dei mari e pericolosi cambi climatici, mentre un terzo delle specie animali e vegetali sarà a rischio estinzione. E questo se, con grossi sforzi, riusciremo a ridurre le emissioni di carbonio limitando così il surriscaldamento globale a un aumento di 2,5°. Altrimenti, peggio.
Non dovrebbe esserci notizia più importante di una che riguarda la sopravvivenza del pianeta e delle specie animali che lo popolano, compreso l'uomo. Né problema più urgente nel programma di governo. O no? A giudicare dalle prime pagine dei nostri quotidiani e dall'agenda dei nostri politici... NO.

"Alla fine, l'unica biodiversità che ci rimarrà, sarà quella tra la Coca e la Pepsi" (Chuck Palahniuk, Ninna nanna)

lunedì 28 maggio 2007

Solo per i tuoi occhi


Cielo grigio su... palazzi grigi ovunque. Ma nel mezzo di una domenica milanese di pioggia, Francesco ed io ci siamo rifatti gli occhi e storditi di colori. Non abbiamo preso l'LSD, ma due biglietti per La città proibita, l'ultimo film di Zhang Yimou. Un film in grado di soddisfare tanto gli appassionati di film di cappa e spada (Francesco) quanto gli amanti di cineserie, vestiti e cose che luccicano (io).
L'azione vera e propria è concentrata nella seconda metà del film, ma nella prima mezz'ora mi sono ritrovata a pensare: se anche non dovesse succedere nulla per tutto il film non mi annoierei, e forse non me ne accorgerei neanche... perché sono ipnotizzata. Coreografie di massa, colori sgargianti, oro e sangue, fiori e spade, vestiti sontuosi, acconciature architettoniche, stanze dagli ornamenti a dir poco psichedelici, silenziosi ninja volanti, eserciti che si muovono nell'inquadratura come pennellate di colore su una tela... Le scene dei cerimoniali di corte come quelle delle battaglie sono visivamente emozionanti, colorate, astratte e ipnotiche come quadri di un caleidoscopio. Ma sotto tanta perfezione formale: follia, morte e litri di sangue.
Da gustare su grande schermo, meglio se accompagnato da cielo nuvoloso che ne esalta le caratteristiche cromatiche; da discutere davanti a un piatto di spaghetti di soia piccanti, perché anche lo stomaco vuole la sua parte.

mercoledì 23 maggio 2007

La regola del 9


A volte nella mia ricerca, vedo tutto nero. Poi il cielo si apre e mi appaiono le tavole della legge... di Murphy.
In questi casi di pessimismo cosmico, mi sforzo di pensare alla "regola del 9" che ho, modestamente, elaborato sulla base dell'esperienza di uno scrittore americano, William Least-Heat-Moon. Comunque non c'è ancora il brevetto sulle esperienze di vita, quindi la regola è a disposizione di tutti, anche se basata sulla vita di un altro. Questo tizio è ormai famoso per i suoi originali romanzi di viaggio attraverso gli States, ma il suo primo (bellissimo) libro gli era stato rifiutato da ben 9 case editrici, prima di incontrarne una più illuminata che lo pubblicasse, dando così il via alla sua florida carriera di scrittore. Se si fosse scoraggiato prima, il mondo avrebbe perso delle grandi opere... e lui sarebbe disoccupato.
Quindi, per chi, come me, tende a scoraggiarsi e a dubitare di sé alla prima difficoltà, ecco la "regola del 9": è assolutamente proibito rinunciare prima di 9 tentativi. (Che potremmo anche parafrasare con: il mondo è pieno di cretini - 9 su 10! - che non capiscono niente e non sono in grado di apprezzarmi, ma se ho la pazienza di sopportare i 9 per trovare quell'unico che cerco, sarò ampiamente ripagata). Non vergognamoci di essere insistenti, rifiutati, insistentemente rifiutati... forse, semplicemente, non lo siamo ancora stati abbastanza!

domenica 20 maggio 2007

Nuoce gravemente al pessimismo


E' possibile andare in overdose da Gilmore Girls (Una mamma per amica)?
Questo inquietante interrogativo mi è balenato nella mente mentre mi accingevo a comprare l'ennesimo dvd in edicola:ogni sabato ne escono due nuovi, ti dici che puoi smettere quano vuoi, che non comprerai tutte e otto le stagioni... beh, anche se fosse, non le guarderai mica tutte insieme... o no?
Per i profani, il telefilm racconta la vita della giovane mamma Lorelai e di sua figlia adolescente Rory nella ridente Stars Hollow, piccolissima cittadina del New England in cui tutti si conoscono. E tutti, anche il sindaco arrogante, l'antiquaria bigotta e lo scemo del villaggio, sono semplicemente adorabili. Tutti tranne la nonna. Gli episodi sono scanditi dai dialoghi brillanti, fittissimi e rapidissimi di madre e figlia (e nonna).
Per motivi ancora ignoti alla scienza, ma si sospetta che sia a causa di questa elevata loquacità femminile, gli uomini in genere sono immuni al richiamo del telefilm; gli esperimenti condotti in materia indicano anche che, se sottoposti alla visione, dopo 10 minuti tendono a fuggire il più lontano possibile.
Per le donne, i sintomi dell'overdose sono: alto tasso di zucchero nel sangue, illimitata (pericolosa) fiducia nel genere umano compresi i condomini e i politici, rimpianto per non essere stata una ragazza madre (ah, se solo fossi rimasta incinta a 16 anni! Ora avrei una figlia per amica...),
diffuso (insano) ottimismo, (molesto) aumento della parlantina, (vana) ricerca di un diner dove passare le giornate mangiando pancake e chiacchierando col barista burbero ma dal cuore d'oro, (-da riempire a piacere-) amore per la vita.
Possibili effetti collaterali: il diabete ti stronca, condomini e politici ti derubano, i baristi ti buttano fuori, mentre il tuo ragazzo annuisce sorridente: ha i tappi nelle orecchie.

giovedì 17 maggio 2007

Ricerca


Cerco lavoro, cerco casa, cerco un volo economico per Roma, cerco un medico fidato a Milano, cerco una rosticceria cinese aperta dopo le 22.00, cerco di essere puntuale, cerco di non essere troppo incazzosa, cerco di tenermi in contatto con gli amici vicini e lontani, cerco una sitcom in TV ma trovo solo serial su medici e poliziotti, cerco di non scoraggiarmi, cerco di tenere i piedi per terra, cerco di non pestare la cacca, cerco di non comprare tutte le infradito che vedo, cerco soprattutto di non pestare la cacca con le infradito, cerco di non ripetermi, cerco di non ingrassare, cerco rogne, cerco di non contribuire al disastro ecologico, cerco di non far appassire i fiori sulla ringhiera, cerco di essere ottimista sul futuro dell'umanità, cerco di portare avanti i miei progetti, cerco di non perdermi, cerco di essere più sicura di me, cerco un lavoro che mi faccia sentire realizzata, cerco l'arca perduta, cerco un centro di gravità permanente, cerco un po' di blu dove il blu non c'è.
E per tutta questa ricerca non merito almeno una borsa di studio?!?

martedì 15 maggio 2007

Family Day


E noi pensavamo che questa fosse l'unica famiglia in grado di darci i brividi!

sabato 12 maggio 2007

Ossimoro


La rivincita delle comparse



Finalmente è stata fatta giustizia: gli ultimi sono i primi... anche se non ci fanno una gran bella figura.
Il fondale diventa primo piano, il marginale diventa centrale. Insomma: le comparse diventano protagoniste. Accade da qualche tempo in EXTRAS, telefilm targato BBC-HBO (e da sempre nei sogni più selvaggi di ogni comparsa).
Ricky Gervais, già autore e protagonista di THE OFFICE, è ora Andy che a 40 anni suonati decide di lasciare il lavoro fisso per puntare tutto sulla carriera di attore. Ma la strada per il successo, o anche solo per un ruolo decente, vabbè almeno per un ruolo, è lunga e dolorosa....
In ogni episodio lo troviamo sul set di un diverso film, negli improbabili panni di soldato napoleonico, profugo bosniaco... Sempre pronto a sgomitare per guadagnare terreno e spostarsi dai margini sfocati al centro dell'inquadratura. Sempre intento a rompere le scatole al prossimo per ottenere una battuta.
Con lui c'è Maggie comparsa di professione, le cui ambizioni sul set sono di tipo diverso: in sostanza... mmm... rimorchiare.
Lo show è divertente, di quelli in cui mentre ridi delle disavventure dei personaggi, ti vergogni terribilmente per loro. Andy e Maggie, nella migliore tradizione telefilmica, riescono sempre a dire e fare la cosa sbagliata al momento sbagliato, provocando il caos sul set, e in noi spettatori quel tormento-godimento che ci fa contorcere nella poltrona.
Se poi noi spettatori siamo anche stati comparse, beh, il godimento raddoppia...
... o è il tormento?

giovedì 10 maggio 2007

Ciak, terza, aaaazione!


Ricomincia la ricerca del lavoro! Mi sono appena licenziata, è già la terza volta quest'anno... Oddio, sta diventando un vizio (ma no, vi giuro! smetto quando voglio!).

Il fatto è che ogni lavoro era molto meno appagante (eufemismo) del precedente... ma decisamente più remunerativo.
Eh già, nella mia esperienza professionale, responsabilità e stipendio sono inversamente proporzionali: come AIUTO REGISTA ero piena di debiti, come COMPARSA ho messo un po' di soldini da parte.
Il mondo gira al contrario?!?
Continuando così, andrò a
portare i caffè sul set e riuscirò a comprarmi casa. Quando pulirò i cessi degli studios, mi considererò finalmente arrivata. Se solo ci avessi pensato prima, mi sarei risparmiata tutti quegli anni di università e master!!!

Ma forse era giusto fare un po' di gavetta prima di passare ai cessi ;-)